Dissesto idrogeologico, 9 miliardi in 5 anni per combatterlo

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Bologna, 12 nov. – Nove miliardi di euro in 5 anni per progetti e cantieri per combattere il dissesto idrogeologico dell’Italia. E’ il piano #ItaliaSicura presentato ieri a Roma dalla Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, un organismo speciale alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio dei ministri creato a fine maggio per decreto. Il capo struttura, Erasmo D’Angelis, ha tenuto a battesimo gli stati generali del dissesto idrogeologico alla Camera dei Deputati. Questa mattina è stato nostro ospite all’interno di KmZero.

“Noi ieri abbiamo annunciato un investimento nel ciclo 2015-2020 per quasi 9 miliardi di euro che è tanta roba- dice D’Angelis-, nel senso che mai il nostro paese nella sua storia repubblicana ha investito così tanto per mettere in sicurezza milioni di persone”. Soldi che saranno, assicura D’Angelis, “a filiera molto rigida” e tracciabile: dal sito di #ItaliaSicura è possibile visionare e controllare la mappa del Belpaese con tutti i cantieri e controllarne lo stato di avanzamento. Il sistema è ancora un po’ macchinoso e verrà aggiornato in futuro: cliccando sulle varie regioni si viene reindirizzati al sito dell’Ispra dove è possibile scovare le informazioni su di ogni progetto: dalla fase di attuazione al costo di ogni singolo cantiere. A gestire i fondi saranno le Regioni, i cui presidenti sono divenuti commissari straordinari per la gestione degli interventi. Tra l’altro, racconta D’Angelis, l’Emilia Romagna è in testa, subito dopo la Puglia, per interventi di prevenzione del dissesto.

Cosa verrà creato con i 9 miliardi di euro? Circa 7 mila opere strutturali in tutte le regioni: “Casse di espansione, vasche di laminazione, aree di esondazione a monte delle città, canali scolmatori”; ma anche “nuove opere dei contratti di fiume- spiega D’Angelis-, tutta quella parte che riguarda gli interventi di ri-sagomatura, ripulitura, ri-naturalizzazione, riqualificazione dei corsi d’acqua”.

Prima di D’Angelis, abbiamo avuto ospite Ferdinando Petri, direttore dell’Servizio tecnico bacino Reno, il cui ufficio ha da poco concluso la ricognizione sui corsi d’acqua bolognesi. La situazione è migliore del previsto: “Nella maggior parte dei casi la situazione è positiva senza grossi elementi di pericolosità, fatto salvo per alcune costruzioni abusive precarie presenti lungo il tratto aperto del Ravone su cui insieme al Comune di Bologna stiamo procedendo per le demolizioni”. E’ questa la principale criticità, secondo Petri, che deve essere affrontata nel più breve tempo possibile. Inoltre, ma con minor urgenza, si potrebbe realizzare una “piccola cassa di laminazione sul torrente Meloncello, 100 metri a monte dell’imbocco”: questo potrebbe aiutare la messa in sicurezza della città.

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