Diserbante nella riserva. “Un incidente di percorso”

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Bologna, 14 apr. – Si è trattato di “un incidente di percorso“: spiega così l’ingegner Pietro Luminasi, direttore del settore strade della Città Metropolitana, l’utilizzo del diserbante ai bordi della Sp 58, tra Battedizzo e Badolo. Dopo la nostra segnalazione, gli uffici di palazzo Malvezzi hanno fatto una verifica: il geometra responsabile della zona ha fatto un sopralluogo e ha riscontrato un uso non legittimo (poteva essere utilizzato solo sulle gabbionate e non in prossimità di segnali stradali, guard rail e pozzetti di raccolta delle acque, come avvenuto) né autorizzato del diserbante. A deciderne l’impiego è stato il caposquadra dei cantonieri della provincia che operano in quel territorio: il tutto senza informare né il geometra responsabile della strada né tanto meno l’ingegnere Luminasi. “Si è trattato di un errore commesso in buona fede” ha spiegato Luminasi che ha anche descritto l’operatore “colpevole” come una persona di lunga esperienza. Secondo la ricostruzione di Luminasi, il capocantoniere ha deciso autonomamente di impiegare un residuo di diserbante, acquistato nel passato, e il cui uso è autorizzato in agricoltura e, per i fini della Città Metropolitana, solo in determinati ambiti: le gabbionate, appunto. “Secondo noi l’errore è stato principalmente il non averci avvisato” ha spiegato Luminasi secondo cui, oltre al richiamo formale, non vi saranno ulteriori conseguenze per l’operatore che ne ha deciso l’impiego.

Di “svista e di errore” parla anche Lorenzo Minganti, sindaco di Minerbio e consigliere delegato della città metropolitana per l’ambiente. Una svista e un errore che però crea un paradosso, come lo stesso Minganti segnala: “Certamente siamo per un utilizzo il più limitato possibile di questi prodotti. Vorrei ricordare già attualmlente nelle aree protette abbiamo adottato delle misure di gestione e di conservazione, sia speciali che generali, che limitano al minimo indispensabile sia per le attività civili che per le attività agricole il ricorso a questi prodotti”. Paradossale, quindi, dice Minganti che “il regolatore, proprio il nostro ente, che ha dettato norme del genere, poi sia quello che a queste non si attiene”.

Lo sfalcio dell’erba sulle strade provinciali, ha spiegato Luminasi, è diventato negli ultimi due anni (da quando la Città metropolitana è subentrata alla Provincia, ndr) “un tema critico“. “Teoricamente dovremmo spendere 250 mila euro all’anno per fare 3 o 4 sfalci sulle banchine o sulle scarpate, e ulteriori soldi per disboscare la vegetazione infestante che da codice della strada non dovrebbe stare nelle pertinenze” delle strade. “Siamo in una situazione economica di difficoltà, quanto meno di bilancio non ordinario- prosegue Luminasi -: quest’anno stiamo cercando di fare il 50% dei contratti di sgombero” necessari. La transizione da Provincia a Città Metropolitana non si è del tutto ultimata, pur essendo iniziata nel 2015, e il primo vero e proprio bilancio di previsione triennale 2016-2018 del nuovo ente verrà approvato nelle prossime settimane, dopo che a fine marzo sono state licenziate le linee guida. Insomma, per il momento, il settore strade sta attivando, proprio in questi giorni, i contratti con 11 operatori privati, in larghissima parte aziende agricole del territorio, per lo sfalcio dell’erba sulle provinciali. Si tratta però di contratti più brevi rispetto al passato, per la sola copertura dei mesi primaverili, per un importo complessivo di circa 100 mila euro, meno della metà di quello che servirebbe per garantire la corretta pulizia delle strade provinciali per tutto l’anno. Contratti firmati “in emergenza”: “Le condizioni climatiche di questi mesi hanno fatto esplodere in anticipo la vegetazione- spiega Luminasi -, e tra 15-20 giorni, in mancanza di azione, ci troveremmo le strade sommerse dalla vegetazione”. La speranza di Luminasi è che, dopo l’approvazione del bilancio, a fine maggio, si possano sottoscrivere altri contratti per i mesi successivi.

 

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