“I diritti dei bimbi prima degli insegnanti”, l’appello del direttore dell’ufficio scolastico regionale

Stefano Versari, direttore ufficio scolastico regionale Emilia-Romagna

Bologna, 22 ago. – “Ci sono due diritti che devono essere garantiti: quello degli insegnanti alla mobilità e quello dei bambini con disabilità alla continuità didattica. Fra i due interessi ritengo sia prioritario quello del bambino, purtroppo oggi le cose stanno diversamente”. A dirlo è Stefano Versari, direttore generale dell’ufficio scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna. Parlando di bambini disabili e continuità didattica, cioè la possibilità di mantenere nel corso degli anni lo stesso insegnante di sostegno Versari, intervistato da Radio Città del Capo, ha affrontato una questione più volte sollevata da genitori e associazioni in tutta Italia. “Tutte le leggi garantiscono sulla carta i diritti di bimbi e ragazzi alla continuità didattica – spiega il direttore dell’ufficio scolastico regionale – ma nella pratica prevalgono i meccanismi della mobilità e dell’assegnazione a tutela degli insegnanti. Questo è un problema grave”.

 

      Stefano Versari

 

“I diritti degli insegnanti sono certo fondamentali – argomenta Versari – ma così tutti gli anni si pone il problema: gli insegnanti di sostegno precari vengono scalzati da altri con più titolo, e così si riparte da capo”. Chi dovrebbe intervenire? Per Versari serve “un intervento normativo nazionale” perché attualmente “gli attuali meccanismi tutelano più gli insegnanti che gli studenti e noi degli uffici scolastici non possiamo intervenire, dobbiamo applicare le regole”. Una sorta di appello a governo e parlamento quello di Versari, che ribadisce: “Fra i due interessi deve essere prioritario quello dei bambini, tanto più se sono disabili. Chi più di loro ha diritto della continuità didattica?”, è la chiusa retorica del dirigente.

Versari ha sollevato anche la questione dell’anagrafe nazionale degli studenti, un registro da due anni disponibile a tutti i sindaci d’Italia. “Con questo strumento ogni primo cittadino potrebbe sapere quali ragazzi abbandonano la scuola, ma sono in pochi ad usarlo. Non perché non vogliano, semplicemente perché dopo due anni ancora non ne conoscono l’esistenza”. Per rimediare l’ufficio scolastico regionale ha mpreparato una comunicazione che raggiungerà nei prossimi giorni tutti gli enti locali del territorio. Nel documento si ricorda che la responsabilità di monitorare l’abbandono scolastico non è solo del sistema scolastico, ma fa capo anche al sindaco, come stabilito dal Decreto Legislativo 76 del 15 aprile 2005. Per agevolare il lavoro degli enti locali per ogni Comune il Ministero ha attivato un profilo digitale capace di monitorare i dati. Quanti stanno usando uno strumento disponibile dal settembre 2017? “A noi risulta che la possibilità di usare questo strumento non sia adeguatamente nota. Non è un problema di distrazione, parliamo proprio di non conoscenza”.

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