Dilettanti per forza: lo sport italiano discrimina le donne

dilettanti per regolamento

Bologna, 10 giu. – Le sportive italiane sono dilettanti per forza. Non contano gli sport praticati o i risultati raggiunti: per il solo fatto di essere donne le atlete azzurre non possono essere considerate professioniste. Lo stabiliscono i regolamenti delle federazioni aderenti al Coni, il comitato olimpico italiano. Dal calcio alla pallacanestro, dalla pallavolo alla canoa, le atlete del Belpaese sono figlie di un dio minore. Che le esclude dal poter avere contratti di lavoro, con tutte le garanzie e le tutele previste per una lavoratrice dipendente. La legge 91 del 1981, che disciplina proprio i rapporti di lavoro nel mondo sportivo, prevede che si possano stipulare contratti di lavoro subordinato solo tra atleti e società professionistiche. E’ proprio il Coni, con una delibera del consiglio nazionale del 1998, a stabilire quali sono le federazioni sportive professionistiche: la Federazione Italiana Gioco Calcio (F.I.G.C.), la Federazione Pugilistica Italiana (F.P.I.), la Federazione Ciclistica Italiana (F.C.I.), la Federazione Motociclistica Italiana (FMI), la Federazione Italiana Golf (F.I.G.) e la Federazione Italiana Pallacanestro (F.I.P.). Solo 6 su 45. Inoltre, fatto salvo per alcuni sport come il pugilato e il golf, le donne sono sempre escluse dal professionismo. La Figc, per esempio, equipara il calcio femminile a quello dilettantistico. Non va meglio alle cestiste. Con la conseguenza che se una sportiva rimane incinta non ha alcuna tutela. Dicasi lo stesso in caso di infortunio; per non parlare della pensione.

E’ per questo che negli ultimi tempi è partita una mobilitazione da parte di atlete ed ex atlete per rimuovere una discriminazione dal sapore ottocentesco. Luisa Rizzitelli, ex pallavolista, giornalista e presidente di Assist, associazione nazionale atlete: “Le atlete, anche quelle che fanno sport a livello olimpico sono considerate dilettanti”. L’esempio è quello di Josefa Idem, la campionessa di canottaggio che ha partecipato a 8 edizioni dei giochi olimpici regalando all’Italia decine di medaglie: dopo un’onorabile e lunga carriera Idem, ora senatrice del Pd, riceve una pensione irrisoria. “Mi considero fortunata- racconta ai nostri microfoni- perché dopo 8 anni di permanenza nel club olimpico e di contribuzione, ricevo una pensione mensile di 500 euro“. Qualcuno dirà che il canottaggio è uno sport minore. Anche nel più blasonato basket le cose non vanno meglio. Monica Bastiani ha smesso di calcare il parquet a 47 anni, dopo 32 anni di gioco. Ha militato in varie squadre e ha vestito innumerevoli volte la casacca azzurra: lei, a differenza dei suoi colleghi maschi che hanno raggiunto gli stessi livelli, non riceve una pensione. “Se avessi fatto un altro lavoro, ora potrei già andare in pensione” dice Monica che racconta come la diaria che percepisce un’atleta donna per la partecipazione alle olimpiadi è notevolmente più bassa di quella di un collega uomo. Ma non solo, perché la discriminazione non si misura solo con criteri economici. “Alle olimpiadi di Barcellona del 1992- racconta Bastiani – noi ci qualificammo, gli uomini no”. La federazione basket italiana non aveva pensato, per le proprie atlete, ad un servizio di pulizia delle divise, cose che accade regolarmente per gli atleti maschi. Tanto che, come racconta Bastiani, “nelle nostre stanze del villaggio olimpico avevamo le divise stese ad asciugare”.

E che dire del calcio? Katia Serra, ora voce delle Rai per i commenti tecnici alle partite di calcio e referente per il settore femminile dell’Associazione Italiana Calciatori (il sindacato del pallone), ha un lungo passato di calcio giocato: dal Bologna alla Lazio fino alla Nazionale: non riceve un centesimo di pensione. Cosa a cui Roberta Li Calzi, attaccante dell’Imolese calcio (che milita nel campionato di serie B), non ha nemmeno mai pensato.

La mobilitazione delle atlete per vedere riconosciuti i propri diritti vede anche una petizione online sulla piattaforma Change.org lanciata dalla squadra di rugby All Reds, che chiede direttamente al presidente del Coni di mettere mano ai regolamenti per sanare questa discriminazione.

Luisa Rizzitelli, Josefa Idem, Monica Bastiani, Roberta Li Calzi e Katia Serra sono state ospiti questa mattina ad AngoloB. Qui sotto trovate il podcast.

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