Non c’è più gusto a distruggere i televisori: Dente torna a Maps

17 giu. – “Bravo, vai avanti e continua a fare quello che stai facendo, con la stessa incoscienza”: questo è ciò che Dente direbbe al se stesso del 2008, l’anno in cui è stato per la prima volta ospite di Maps. Il cantautore è tornato a trovarci in occasione del live di venerdì al Biografilm Festival per l’ultimo live della trasmissione. “Era un periodo in cui ho davvero usato l’incoscienza come metodo di vita, cominciando a dire , e mi ha fatto molto bene: facevo tutto quello che potevo fare. Adesso sono costretto a dire di no, perché non ho il tempo”, ha raccontato il musicista, recuperando dalla memoria anche alcuni aneddoti divertenti relative alla dimensione dal vivo. “Una decina di anni fa, proprio a Bologna, ho suonato in un ristorante, su un palchetto, con una festa di compleanno davanti: per questo non ho suonato tutte le mie canzoni, lasciando da parte quelle più tristi. Alla fine il gestore del locale mi ha sventolato una banconota davanti al naso, sostendendo che avrebbe dovuto ridurre il cachet perché avevo suonato di meno”, ha ricordato Dente ai nostri microfoni.

Nell’intervista c’è spazio per racconti di invasioni di palco, camerini con poco sesso, poca droga e poco rock’n’roll, camere d’albergo mai sfasciate (“non posso permettermelo, e poi non c’è gusto a distruggere i televisori di oggi, sono sottili, avvitati al muro…”), ma anche qualche bilancio: “Un tempo avevo uno spirito per cui facevo le cose per il piacere di farle, magari non credendo in un futuro, ma sperandoci. D’altro canto dieci anni fa ho lasciato la mia vita e la provincia, ho cominciato a girare l’Italia e il mondo per suonare: una grandissima fortuna. Ho scoperto che mi piace tantissimo viaggiare, ma ho preso il primi aereo a trent’anni”. Ormai affezionato alle dimensioni metropolitane, Dente non nega la bellezza dei dintorni del suo luogo natale, Fidenza: “Ci sono paesini bellissimi, adoro Busseto e ci ho anche registrato un disco, ma dopo il primo mese è cominciato a starmi stretto, avevo bisogno di non incontrare sempre le stesse persone quando uscivo di casa”. Ciononostante le dimensioni narrative delle sue canzoni sono sempre intime e ridotte: “Dentro sono piccolo”, ha dichiarato il musicista prima di eseguire “Baby Building”, in questo showcase insieme a “Le cose che contano” e “Noi e il mattino”.

Come hanno cambiato questi anni l’approccio alla scrittura? “Non posso fare a meno di pensare che abbia un pubblico, ma continuo a fare le cose in maniera sincera. Non scrivo ‘a blocchi’, scrivo quando mi viene, quando ho qualcosa da raccontare. E anche quando registro, penso sempre prima a fare l’album e poi alla pubblicazione, promozione, eccetera. Non ho mai voluto firmare dei contratti che mi obbligavano a produrre un certo numero di dischi, perché sono per me fonte di ansia sicura”. Ma c’è anche mestiere in Dente, una caratteristica che viene fuori quando ha scritto per altri artisti: “Ho scritto un testo per una canzone di Mengoni usando parole che non avrei mai messo in una mia canzone. Si tratta di un esercizio interessante, in cui si elimina ogni vergogna e sovrastruttura”. E riguardo al momento che vive la musica italiana di oggi, Dente è ben disposto: “La divisione tra musiche e l’agonismo non vanno bene, ma questa confusione e commistione è positiva: nei Paesi civilizzati è normale che un pezzo vada in classifica anche senza ci sia dietro una grossa casa discografica”.

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