Dalla Classica Orchestra Afrobeat nasce Kairos: lo showcase

kairos

3 mag. – La Classica Orchestra Afrobeat ha un figlio, battezzato Kairos. Il nuovo progetto musicale nasce dalla solida collaborazione di Marco Zanotti, che dirige l’Orchestra da sei anni, dalla polistrumentista Anna Palumbo e dalla voce di Elisa Ridolfi, proveniente dall’ambito della psicologia e della musicoterapia. “Kairos nasce dalla voglia di suonare sul palco brani totalmente originali”, racconta Marco a Maps, ospite insieme a Elisa e Anna in occasione dell’ultimo live a Palazzo Pepoli per ArtRockMuseum, giovedì scorso. “Riscoprire l’originalità è un’esigenza comunicativa, è un dovere dell’artista raccontarsi e raccontare attraverso le proprie parole”: con queste volontà, la Classica Orchestra Afrobeat è arrivata, dopo il primo disco dedicato a Fela Kuti e al secondo ispirato all’epica mandinga, a Polyphonie, combinazioni che racchiudono le vibrazioni emanate dalle foreste, con le sue voci e i suoi silenzi e quelle degli uomini che in esse vi danzano.

L’ensemble emiliano-romagnolo intreccia un rapporto particolare con la musica africana, utilizzando strumenti e impostazioni classiche per ripensare l’afrobeat. Insieme a Marco abbiamo affrontato anche questo tema: secondo il musicista l’Occidente è ancora profondamente legato agli schemi blues e rock. “Quello che l’industria discografica sono sonorità facilmente digeribili dal pubblico medio” ci spiega. “In Africa l’industria musicale è fiorente, ma qua non arriva perché, seppur sempre più vicini alla comprensione delle loro sonorità, non siamo ancora pronti per le polifonie dei pigmei, tanto per fare un esempio”.

Con Kairos ci immergiamo in una contemplazione di storie e voci che riscoprono l’armonia tra l’uomo e il divino, tra l’uomo e la natura. Ma le influenze non sono prettamente africane e i due brani che i musicisti hanno suonato ai nostri microfoni ne sono un chiaro esempio. “Con queste tre dita” è dedicata a un pastore del sud dell’Etiopia, il cui compito era intuire, alzando le dita verso il cielo, se sarebbe piovuto o meno; “Os Indios Da Meia Praia“, invece, è la rilettura di un brano portoghese che assume forme sempre diverse grazie alla particolare lunghezza del testo e che i nostri musicisti hanno spezzettato traducendone alcuni frammenti anche in italiano. 

Elena Usai

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