Dagger Moth live a Maps: nudità e stereotipi di genere

daggermoth

6 giu. – “Non posso proprio lamentarmi”, dice Sara Ardizzoni, in arte Dagger Moth: il suo ultimo disco, Silk Around the Marrow, è uscito da poco e la musicista ferrarese lo sta portando molto in giro per l’Italia. Alla fine di maggio è passata anche da Maps, per suonarne due canzoni dal vivo e parlarci di questa sua ultima produzione che la vede per lo più unica autrice e interprete dei brani che lo compongono. “Il debutto del 2013 era stato composto mettendo insieme i brani che avevo, per questo disco le cose sono andate diversamente“, ha detto Sara ai nostri microfoni, o sarebbe meglio dire al suo dato che, come potete vedere dalla foto qua sopra, Dagger Moth ha letteralmente colonizzato il nostro studio ospiti con cavi, pedali, loop station e altri macchinari al fine di riprodurre i suoni dell’album. “Questo disco è nato con più calma, con un’idea di fondo per quanto riguarda atmosfera e suoni”: sebbene la chitarra sia lo strumento perno per la scrittura della nostra ospite, “ho voluto rapportarmi ad altri suoni, per avere un interplay maggiore”. Un album rock, certo, ma lo scopo di Sara era soprattutto “creare una specie di bolla nel quale l’ascoltatore possa stare per un’oretta” e parlare di questioni di genere.

L’album, infatti, ha a che fare con la nudità in senso lato e in relazione alla musica: “Farla è una necessità vitale, fisica, biologica, relativa al corpo“. Ecco spiegata la copertina (dove appare Sara stessa) o il titolo, che dovrebbe dare l’idea di qualcosa di nudo, crudo ed esposto (il midollo/marrow), avvolto da qualcosa di delicato (la seta/silk), venuto in mente alla musicista durante un viaggio in aereo nel Nord Europa, richiamato anche da una canzone dell’album direttamente ispirata all’Islanda. “Una traccia che vuole comunicare la maestosità, la placidità della natura, ma anche la sua violenza”, ci ha raccontato Sara, puntualizzando però che il nucleo tematico del disco ha a che fare più con la quotidianità del corpo, “con l’essere una femminuccia che si avventura spesso in zone tipicamente maschili, così come con l’invecchiamento del corpo di una donna”. La questione femminile è importante, soprattutto in ambito musicale, dove spesso sono gli stereotipi: “Quando dico che sono una donna che fa musica, le persone mi dicono ‘Ma quindi canti‘: anche, rispondo io, ma sono una strumentista e faccio tutto da sola”. Vero, ma anche in questo album ci sono i contributi “maschili” di Antonio Gramentieri dei Sacri Cuori, responsabile delle registrazioni delle chitarre, e di Franco Naddei, conosciuto come Francobeat, che ha dato una mano con l’elettronica e ha assemblato il tutto. Ma soprattutto nel disco c’è un idolo (nostro e di Sara), Marc Ribot: “Perché fargli fare un assolo come si aspettano tutti? Facciamogli fare una cosa completamente diversa! Gli ho chiesto di cantare e lui ha accettato: ha scritto il testo e la linea vocale dell’ultimo brano”.

Ecco la chiacchierata per intero e i due brani suonati dal vivo da Sara a Maps.

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.