Crisi Selcom. Arriva il verdetto sui 360 lavoratori

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Bologna, 13 Set. – Arriva il D-day per la Selcom. E non è il vertice al ministero dello Sviluppo economico in agenda per venerdì a Roma. “È domani che saranno prese delle decisioni che potrebbero compromettere definitivamente il futuro dei lavoratori della Selcom e delle loro famiglie, con il rischio che vengano cancellati centinaia di posti di lavoro, nonché un’eccellenza produttiva del territorio”, segnalano i delegati dell’azienda di Castel Maggiore assieme a Fiom-Cgil e Uil.

Domani si riuniscono i revisori dei conti e, in assenza di proposte di salvataggio, potrebbero decidere che non c’è rimasto altro da fare che portare i libri in Tribunale (ci sono 123 milioni di debiti). E i lavoratori (360 a Castel Maggiore, ma 770 con gli altri stabilimenti italiani) hanno deciso di non rimanere ad aspettare con le mani in mano: “Per sollecitare l”impegno da parte di tutti i soggetti imprenditoriali e istituzionali a dare una speranza a centinaia di famiglie”, domani manifesteranno a Castel Maggiore con un corteo che partirà alle 10 dallo stabilimento di via Grandi e si concluderà in piazza della Pace.

Pertanto l’Rsu proclama tre ore di sciopero dalle 10 alle 13. “Non è il solito sciopero- spiega Marco Colli, della Fiom- qui si rischia di perdere oltre 300 posti di lavoro, di far saltare la fonte di reddito per intere famiglie, dato che in Selcom lavorano molti che sono marito e moglie. E allora vogliamo chiedere: che si fa? Si lascia morire questa eccellenza produttiva senza far niente? Noi dobbiamo fare qualcosa”. Di qui l’idea della marcia per chiedere di non scrivere la parola fine alla storia della Selcom. Un appello rivolto appunto a “Istituzioni, Unindustria e imprenditori”, da cui però, finora, non sono arrivate proposte operative per salvare l’azienda.

“Oggi ho saputo che ci convocano in commissione al Comune di Bologna per il 28 settembre, chissà se ci sarà ancora la Selcom per allora. A che serve parlarne il 28? Non vorrei che dovessero limitarsi a portare una corona di fiori”, continua Colli. E intanto Bruno Papignani, segretario regionale della Fiom, su Facebook constata che lo “Stato e le Istituzioni non possono andare (con le imprese) oltre a timidi pareri che non incidono sui temi di politica industriale.

Non sono in grado di condizionare alcunché, perché non c’è una politica industriale di riferimento e perché le imprese pretendono per fare quello che vogliono. Anzi comandano e danno ordini allo stato. Io-aggiunge- mi limito a dire che dobbiamo almeno capire come si affronta questa situazione, non si tratta di giudicare le persone, ma e” un giudizio di efficacia politica”.

Di fronte alla crisi del gruppo Selcom, che impiega a Castel Maggiore 360 dipendenti sui 770 totali, “si tratta di limitare i danni e di dare a ogni singolo lavoratore risposte concrete”. Lo dichiara il sindaco metropolitano di Bologna, Virginio Merola, sottolineando che “i prossimi giorni saranno decisivi” per il futuro dell’azienda

Pur di salvare i 360 dipendenti del gruppo Selcom a Bologna (sono 770 con gli altri stabilimenti in Italia) il ministero per lo Sviluppo economico e la Regione stanno provando tutte le strade, compresa l”iniezione di liquidità attraverso la cessione di un ramo d’impresa. Ma la situazione, come ammette l’assessore regionale alle Attività produttive Palma Costi, è “drammatica”.

(dire)

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