Cortei, cariche e feriti. La domenica dei ‘no Salvini’

ponte stalingrado

Le forze dell’ordine allontanano fotografi e giornalisti dal ponte di via Stalingrado

Bologna, 8 nov. – Due grandi cortei, da una parte e dall’altro del ponte di via Stalingrado. In mezzo un doppio cordone di agenti, chiusi tra migliaia di manifestanti. Poi il contatto tra le parti, le cariche ripetute, i fermi e i feriti. La domenica dei ‘no Salvini’ è diventata incandescente da subito, con gli agenti che hanno sbarrato la strada agli autonomi di Crash e agli occupanti di Social Log.

I manifestanti avevano annunciato da tempo un corteo, ma alla fine del Ponte di via Stalingrado hanno trovato carabinieri e poliziotti in assetto anti sommossa. A quel punto, da Piazza XX Settembre, è partito il corteo dei ‘Bologna non si lega’, con in testa i centri sociali Tpo e Làbas, e il collettivo Hobo. “Andiamo in via Stalingrado, stanno bloccando i nostri compagni”, è stato detto al megafono. Quando 15 minuti dopo il corteo è arrivato all’inizio del ponte dopo aver percorso i viali ha trovato ad attenderlo, isolatissimo e immobile, il presidio delle forze dell’ordine. L’obiettivo degli agenti era quello di prendere tempo per far terminare il comizio di Salvini in Piazza Maggiore. Tra le tante soluzioni è stata scelta quella del doppio cordone alla base del ponte di via Stalingrado, e così poliziotti e carabinieri si sono visti pian piano circondare da centinaia di persone. “Sbarramento assurdo della polizia che impedisce confluenza dei 2 cortei. Forze del disordine. Questore inqualificabile”, scrive su facebook il consigliere comunale Mirco Pieralisi.

Inutili le frenetiche trattative con la Digos, i due gruppi di manifestanti non sono stati fatti ricongiungere come richiesto, la pressione da entrambe le parti si è fatta sempre più forte e sono arrivati gli scontri da tutti e due i lati del ponte. Su via Stalingrado la tensione è salita più o più volte, e per quattro volte i manifestanti si sono avvicinati ai cordoni di polizia e carabinieri tentando di passare. Hanno trovato manganelli alzati che per quattro volte hanno picchiato sulle prime file: soprattutto studenti delle scuole superiori e universitari.  Due attivisti dello spazio lgbt Stonewall di Venezia sono stati fermati sul lato di  piazza di Porta Mascarella e per loro disposto l’arresto: accusati di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, nei loro zaini sono stati trovati petardi. Dopo un fitto lancio di uova è partita la quinta carica, di corsa, che ha travolto i manifestanti fino alla cima del ponte. I manifestanti hanno continuato a rispondere lanciando oggetti e grossi petardi. Un funzionario della polizia è rimasto colpito da una bomba carta ed è stato portato all’ospedale, alcuni manifestanti hanno mostrato ferite alle braccia e alla testa. Dopo un’ora di fronteggiamenti e contatti le forze dell’ordine sono state soccorse da massicci rinforzi, e così hanno potuto sgomberare completamente il ponte di via Stalingrado e, a colpi di scudi e manganellate, l’area di Porta Mascarella.

I cortei sono ripartiti, il gruppo guidato da Hobo ha affrontato ancora una volta gli agenti in zona universitaria, per poi, una volta tornati sui viali, venire bloccati per più di tre ore dai cordoni di polizia e carabinieri. Per altri è scattato lo sciogliete le righe, con le contestazioni alla Lega che sono andate avanti spontaneamente in piazza Maggiore, con fischi, sit-in, qualche lancio di oggetti, e discussioni diffuse su tutta la piazza. Il corteo guidato invece dal centro social Crash, spinto dal ponte su via Stalingrado, è risalito sul ponte di San Donato, arrivando fino in piazza Verdi. Da lì il corteo è ripartito solo alle 17.30 arrivando alle 18 in piazza Maggiore.

di Damiana Aguiari e Giovanni Stinco

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