Continuano le proteste dei commercianti per l’ordinanza anti-alcool in zona universitaria

Bologna, 15 giu.- Niente di fatto stamattina al primo incontro interlocutorio tra l’assessore Matteo Lepore e una delegazioni di esercenti del Comitato “Bologna città aperta” che chiedono all’amministrazione il ritiro dell’ordinanza anti-alcool che colpisce la zona universitaria.

Dal tavolo il comitato esce scontento, ma con un nuovo appuntamento in agenda da qui ai prossimi due giorni per ridiscutere dell’ordinanza dopo che Lepore avrà portato al sindaco Virginio Merola le proposte avanzate dai commercianti.

“Rimaniamo distanti sul tema dell’ordinanza e sugli orari” dice Lepore alla fine dell’incontro “L’obiettivo però è di trovare un’intesa sulla zona universitaria. Vedremo se la troveremo almeno su qualche punto”.
“Rimane comunque – ricorda l’assessore – la possibilità di siglare dei patti di collaborazione che per i locali saranno valutati strada per strada, mentre per i laboratori artigianali si sta già andando avanti con i singoli.”

Il Comitato al tavolo ha ribadito la netta contrarietà all’ordinanza che ritiene “ingiusta e sbagliata” oltre che “illegittima”. “Abbiamo proposto al Comune soluzioni concrete chiedendo, però, che la pistola alla tempia e il cappio al collo ai commercianti fossero tolti” spiega Giovanni Favia, ex consigliere regionale M5S, ora membro del comitato. “Questo non è successo – continua Loreno Rossi, Direttore di Confesercenti Bologna – quindi rimaniamo sulle nostre posizioni: andremo avanti dal punto di vista legale con il ricorso al Tar e al Consiglio di Stato”.
Secondo il comitato, infatti, l’ordinanza “non risolve i problemi del degrado, del rumore e dell’ordine pubblico in zona universitaria”. Questi problemi, secondo Favia, “gli esercenti li subiscono, non ne sono la causa”.
“Abbiamo, quindi, portato – continua Rossi – proposte sia in senso generale di come pensiamo noi possa essere riqualificata quell’area, che anche in senso particolare facendo proposte di merito su specifici problemi come alcool, vetro, sicurezza, abusivismo. Crediamo, insomma, che il problema principale non sia ciò che accade nei locali ma ciò che accade fuori dai locali”.

Come rileva anche Matteo Lepore che parla di “buona tenuta dell’ordinanza”, la maggior parte degli operatori l’ordinanza la sta rispettando: le attività sanzionate, infatti, sembra che finora siano solo 2 su circa 300. Il comitato chiede però “che il Comune, oltre a controllare chi non rispetta l’ordinanza, vada a sanzionare anche le attività illegali e la vendita di alcool illegali che stanno continuando in città”.

“Mi sembra”, conclude Lepore, “che oggi il passo in avanti che sia stato fatto sia quello di dire che tutti insieme si vogliono assumere delle responsabilità, ora dobbiamo ragionare su quali”.
Visti i risultati del tavolo il comitato ha dichiarato che “la mobilitazione continua” e, infatti, alle 15.30 di oggi una folta delegazione di gestori e lavoratori, appartamenti al comitato “Bologna città aperta”, hanno interrotto il consiglio comunale con cartelli, urla e perfino gli squilli di una tromba “per portare le 11 mila firme che abbiamo raccolto contro l’ordinanza di coprifuoco che rende una parte della città inagibile”, spiega Massimo Zucchini, presidente di Confesercenti Bologna. “Quasi tutti i consiglieri presenti ci hanno appoggiati e alla fine hanno scelto di chiedere urgentemente una riunione con il capogruppo e poi una prima commissione consigliare che inizierà il prima possibile indicativamente giovedì o venerdì”. Ma la presidente del Consiglio Simona Lembi definisce la protesta una “pagliacciata”: “Non accetto le pagliacciate in Consiglio comunale. Se volete interrompere non c’è problema e se volete discutere con l”amministrazione neanche, ma questa è un’aula del Consiglio comunale e non ci sono né trombe né tamburi”.

 

di Clara Vecchiato

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