Contestarono Panebianco. Sospesi quattro studenti del Cua

Bologna, 24 mag. – Due mesi di sospensione a quattro studenti dell’Università che hanno partecipato alla contestazione professor Angelo Panebianco.
“È un passaggio amaro per l’Università. Spero che fatti come questo non accadano più. Deve sempre esserci la possibilità di dissentire e di esprimere critiche, ma i rapporti tra studenti e docenti devono avvenire in modo democratico”, è stato il commento del rettore Francesco Ubertini, che ha dato notizia dei provvedimenti nella pausa dei lavori del Senato Accademico.
Il Senato ha deciso a maggioranza con 6 voti contrari e 1 astenuto su 34 presenti. Un provvedimento usato per la prima volta dopo molti anni.

I quattro fanno parte del collettivo Cua, che ha interrotto la lezione del professore a Scienze Politiche il 22 febbraio.
Quel giorno il docente iniziava il corso di Teorie della pace e della guerra e gli studenti del Cua irruppero in aula con lo striscione «Fuori i baroni della guerra dall’università» e diffondendo con un registratore rumori di un conflitto.
Il giorno dopo ne è seguita un’altra, ad opera del collettivo Hobo per il quale per momento però non risultano provvedimenti in corso.
Fino a fine luglio, dunque, i 4 ragazzi non potranno frequentare le lezioni né dare gli esami. Si tratta di studenti iscritti a Scienze politiche, Giurisprudenza e Antropologia. Fra loro c’è anche Angelo, uno dei portavoce del collettivo, che questa mattina aveva chiesto di poter intervenire in Senato accademico per spiegare le ragioni di quella contestazione a Scienze Politiche. Ora il Cua è pronto a tornare in piazza. “E’ stata attaccata la possibilità di dissenso e critica all’interno dell’Università- sostiene Angelo- ora ci mobiliteremo, non può passare così. Il rettore e il Senato accademico si devono assumere la responsabilità politica di questa situazione. Si è rotto un qualcosa che non si può più ricucire”. L’attivista del Cua ricorda l’incontro di qualche settimana fa tra il rettore Francesco Ubertini e il leader leghista Matteo Salvini, al quale il numero uno dell’Alma Mater “aveva assicurato che sarebbero state prese sanzioni”. E attacca: “L’Ateneo non ha mostrato alcuna autonomia di giudizio, ma si è fatta dettare la decisione dalla bagarre mediatica nata intorno a Panebianco”.

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