Come uccidere la parola. Il caso del poeta Ashraf Fayad

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Bologna, 20 feb. –Oggi pomeriggio alle 18 alla Biblioteca Amilcar Cabral di Bologna, si terrà la presentazione del volume Le istruzioni sono all’interno del trentaseienne saudita Ashraf Fayad. Scrittore, poeta e curatore d’arte (è stato rappresentante dell’arte saudita durante una passata edizione della Biennale di Venezia), ha alle spalle una storia a dir poco incredibile e drammatica: nel 2015, in seguito alla pubblicazione di alcuni suoi versi considerati inneggianti all’ateismo e all’apostasia, una corte di giudici arabi ha inflitto a Fayad una condanna a morte per decapitazione, poi tramutata ad otto anni di carcere e ottocento frustate. Sembra una storia irreale, uscita da qualche romanzo di ambientazione medievale.
“Ho letto le carte del processo” racconta ai microfoni di PiperGassid Mohammed, professore arabo dell’Università di Bologna che, insieme a Sana Darghmouni ha tradotto l’opera di Fayad. “All’interno ci sono accuse inverosimili come l’essersi lasciato influenzare dalla cultura occidentale, aver conservato immagini di donne sul proprio cellulare e l’aver postato su Twitter frasi come Odio gli uomini o L’egoismo è il signore delle virtù. Con questa incredibile condanna, i giudici sauditi hanno ucciso la parola che è l’unica arma pacifica che serve per difenderci e per comunicare”.

L’assurdità di una legislazione che arriva a giudicare il verso poetico letteralmente e ignorando, in questo modo, il valore primario della poesia. “L’arabo è di per sé una lingua metaforica”, ci spiega il professore, “ hanno giudicato la poesia senza alcuna valutazione intellettuale”.

La pubblicazione de Le istruzioni sono all’interno, il volume di Ashraf Fayad che verrà presentato oggi a Bologna, è stata curata dalla casa editrice Terra d’ulivi e l’intero ricavato delle vendite andrà alla famiglia del poeta e alle sue spese legali.
Nonostante una mobilitazione mondiale di premi Nobel e intellettuali, il destino di Fayad è ancora molto incerto, ci dice Gassid Mohammed: “L’ultima sentenza potrebbe essere ribaltata e i giudici sauditi potrebbero infliggere ad Ashraf una seconda condanna condanna a morte”.

Ascolta l’intervista completa ai microfoni di Piper.

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Antonio Ciulla

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