Cinevasioni. Per una settimana i detenuti critici cinematografici

Cinevasioni

Bologna, 29 gen. – Il cinema come strumento di rieducazione e riabilitazione per i detenuti all’interno del percorso carcerario. Nel carcere della Dozza di Bologna arriva Cinevasioni, il primo festival europeo del cinema in carcere. Dal 9 al 14 maggio la rassegna porterà dentro alla struttura detentiva 10 proiezioni a cui assisteranno, a rotazione, circa 100 detenuti ciascuna. Ci sarà anche una giuria composta sempre da carcerati e una premiazione per il film vincitore della rassegna.

L’iniziativa è promossa dalla rete dei documentaristi dell’Emilia-Romagna (Der) con il sostegno della direzione del carcere e della fondazione Del Monte. Secondo il direttore artistico del festival Filippo Vendemmiati si tratta di “una doppia sfida. La prima nei confronti dell’istituzione carceraria e la seconda rivolta al mondo del cinema”. “Che io sappia- aggiunge Vendemmiati- questo è il primo festival del cinema in carcere di tutta Europa”.

Sul sito www.cinevasioni.it si trovano la scheda di partecipazione e il regolamento del concorso per l’invio delle opere (ancora da selezionare). Partecipare è gratis e la scadenza per l’iscrizione è fissata per il 30 marzo. Ancora da definire anche il premio per il film che vincerà la rassegna, ma la direzione artistica di Cinevasioni pensa ad un oggetto simbolico realizzato dai detenuti che prenderanno parte al festival.

Per quanto riguarda la selezione delle opere possono partecipare al festival lungometraggi di qualsiasi nazionalità, non importa se documentari o fiction. L’unica restrizione, che arriva direttamente da una richiesta dei detenuti, hanno spiegato i promotori durante la conferenza stampa di presentazione del festival, è quella di “non proiettare film sul carcere”.

Le opere, una volta selezionate, verranno proiettate nella sala cinema della Dozza e ad ogni proiezione saranno presenti sia detenuti che pubblico esterno. Una parte dei posti in sala saranno riservati ad una quota di carcerate donne.

“Non è detto che una persona privata della sua libertà debba privarsi anche di altro”, commenta la direttrice del carcere Claudia Clementi e sottolinea che il cinema “non è l’unica forma d’arte presente all’interno della struttura detentiva: c’è già la musica, perché abbiamo il coro Papageno voluto dal maestro Abbado, c’è un gruppo teatrale e varie espressioni artistiche”. “Ora- conclude- c’è anche il cinema”.

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