Cie. Merola stoppa Giovannini: “Questione della politica, non dei pm”

merola critelliBologna, 26 ago. – Il sindaco di Bologna, Virginio Merola, stoppa il procuratore aggiunto Walter Giovannini che nei giorni scorsi ha sottolineato come dopo la chiusura del Cie di via Mattei ci sia stato un calo delle espulsioni. “Sarei per dichiarare ‘no comment’ per rispetto alla magistratura- dichiara Merola, al Parco nord per l’apertura della Festa dell’Unità provinciale- e perché sono questioni di cui si occupa la politica, non la magistratura”.

“Ho molto rispetto per il lavoro di Giovannini – dice invece il segretario del Pd Francesco Critelli –  per quanto riguarda la chiusura del Cie però si parla di una valutazione politica che il pd ha sostenuto e sostiene senza tentennamento. E’ un gesto che rivendichiamo, un’azione politica e umana positiva. I dati del Viminale poi dicono cose differenti da quanto detto da Giovannini”.

La garante Desi Bruno. I Cie dell’Emilia-Romagna, e in particolare quello di Bologna, “sono stati chiusi per difetto delle condizioni igienico-sanitarie minime e per la situazione di degrado che ha reso le strutture non compatibili con standard minimi di decenza, come ripetutamente accertato anche dal mio Ufficio”.

Non usa mezzi termini Desi Bruno, Garante regionale dei detenuti, secondo cui è necessario “trovare modalitàdi esecuzione delle espulsioni efficaci ma rispettose della dignità delle persone”. Un intervento che arriva dopo l’allarme lanciato l’altro giorno dalla Procura di Bologna sull’aumento dell’illegalità dopo la chiusura della struttura. Bruno concorda sul fatto che “i provvedimenti di espulsione, in particolare dei condannati in sede penale”, debbano essere eseguiti, “come richiesto nei giorni scorsi, fra gli altri, dal Pm Valter Giovannini”, ma ritiene che “la strada più efficace per i condannati sia l’espulsione dal carcere, attraverso procedure di identificazione che devono avvenire durante la detenzione, evitando il ricorso al trattenimento ulteriore nei Cie, come previsto dalla Legge 10/2014″. L”articolo 16, spiega la Garante, prevede che “il processo di identificazione venga avviato all’atto dell’ingresso in carcere, e che l’espulsione possa essere alternativa alla carcerazione quando mancano due anni al fine pena, con l’eccezione dei reati più gravi”.

Inoltre, aggiunge Bruno, “molte delle persone trattenute, a volte al limite della metà delle presenze, non è costituita da condannati, ma da irregolari o da persone che avevano perduto il titolo di soggiorno per disoccupazione o comunque non per avere commesso fatti illeciti”. La Garante ricorda, infine, di aver “più volte sollecitato l’Amministrazione penitenziaria e i consolati ad adoperarsi perché fossero adottate sin dall’ingresso in carcere le procedure di identificazione, evitando il protrarsi della restrizione della liberta” nei Cie”. (Dire)

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