I ciclisti si mobilitano: “Rilanciamo il cicloattivismo, no al neopopulismo sulla mobilità”

Bologna, 10 nov. – Ricercare l’unità tra le diverse anime del cicloattivismo bolognese e puntare su campagne di comunicazione che mettano in risalto il “valore sociale” di chi sceglie di spostarsi senza inquinare. Sono queste le linee dell’azione politica che i ciclisti bolognesi vogliono mettere in campo per rispondere alla “criminalizzazione” scaturita sui social e sui media dalla campagna di Risveglio civico lanciata dal sindaco Virginio Merola.

Tra le oltre settanta persone che ieri sera hanno risposto all’appello di Salvaiciclisti e che si sono ritrovate a Dynamo, la rabbia è tanta. E proprio per questo gli organizzatori mettono le mani avanti: “Siamo qui per andare oltre la lamentela e la critica”. “Non ci interessa non ricevere multe- dice Alice Fanti di Salvaiciclisti- ma girare senza rischiare la pelle“. L’obiettivo della serata diventa subito chiaro: fare proposte per “ribaltare la dinamica avviata dalla campagna di risveglio civico di Merola”. “Dobbiamo puntare alto, e non limitarci più a chiedere un fittone qui o un alberello là- dice Patrizio Patrizi del Monte Sole bike group- perché abbiamo a che fare con persone che non riescono a concepire che ci si possa spostare senza prendere l’auto”. “Dobbiamo riprendere pratiche di conflitto e di azione diretta” attacca un attivista della Ciclofficina Ampio Raggio. “Invece che farci le multe dovrebbero darci un premio: se in stazione vado in bici dovrebbero farmi pagare meno il biglietto del treno perché inquino meno e occupo meno spazio, invece mi fanno pagare di più” ragiona Francesco.

Non è vittimismo, quello dei ciclisti, ma le legittime preoccupazioni di chi, utente tra i più vulnerabili nella strada, spesso si trova a pagare in termini di sicurezza (e di vita: sono raddoppiati, rispetto al 2016, a Bologna i decessi di ciclisti a causa di incidenti) e che ogni giorno è costretto a “conquistarsi” spazio sulle strade. Ma che soprattutto non ci sta a passare come “principale problema”: “non siamo un problema, ma una risorsa” dicono.

La realtà però è un’altra e da qualche tempo l’aria in città è cambiata. “Ora sta prendendo piede un neo populismo della mobilità– dice il coordinatore regionale della Federazione Amici della Bicicletta, Bibi Bellini- in cui si colpisce una minoranza (i ciclisti) per solleticare una maggioranza (gli automobilisti)”. Alle parole di Bellini annuisce l’ex assessore alla mobilità, Andrea Colombo, in sala come uditore: “Siamo tornati indietro di anni. E’ tornata indietro l’amministrazione, indietro la politica e di conseguenza anche l’associazionismo è costretto a rimettere in discussione quelle piccole conquiste, anche di metodo, che erano state raggiunte in passato”.

Colombo non è l’unico politico presente: ci sono Emily Clancy e Detjon Begaj di Coalizione civica. Ad un certo punto fa capolino anche il capogruppo del Pd Claudio Mazzanti.

Dal dibattito, oltre alla promessa di un nuovo appuntamento, i ciclisti hanno concordato su due punti: l’introduzione, come in via Petroni, anche in via Guerrazzi del controsenso ciclabile; “l’invasione pacifica a colpi di interventi” all’iniziativa di presentazione del Piano Unico della Mobilità sostenibile in programma per il 21 novembre prossimo in piazzetta Pier Paolo Pasolini, di fronte al Lumiere, dalle 15.30. “Facciamo capire loro quanti siamo e quali sono i nostri problemi” dicono.

Di seguito il comunicato con cui i ciclisti annunciano la nascita dell’assemblea permanente.

CICLOATTIVISTI DI BOLOGNA: NASCE L’ASSEMBLEA PERMANENTE

Il doppio senso ciclabile in via Guerrazzi provvedimento di buon senso, multe non costruttive per senso civico

Moltissimi tra cicloattivisti, cittadini, delegati di associazioni hanno partecipato alla prima Assemblea Generale per il Ciclismo Urbano che si è tenuta ieri sera in Velostazione. 

Dopo la campagna “risveglio civico”, fomentata dal Sindaco, sentiamo l’esigenza di riportare il dibattito cittadino al fulcro dei problemi che affliggono, per davvero, il sistema mobilità bolognese: a partire dagli sforamenti di PM10 superiore ai limiti consentiti dalla Legge, l’aumento di morti tra ciclisti e pedoni in contesti ben diversi da quelli sanzionati e il Biciplan ancora inattuato.

Per questo motivo in tanti ci siamo ritrovati, per esprimere la nostra disapprovazione verso un’operazione demagogica dell’amministrazione, che non dà risposte a chi si sposta in bici e lo fa a suo rischio e pericolo, in ciclabili non mantenute o percorsi impossibili, in conflitto con il trasporto pubblico e ristretti dalla sosta abusiva, piega incontrollata delle vie del centro storico.

Le sanzioni arrivano senza essere accompagnate da risposte, per esempio quella del doppio senso ciclabile che potrebbe essere attuata in tutto il centro storico, come avviene dal 2008 a Reggio Emilia, senza che si siano mai verificati incidenti.

L’esperienza ventennale di Bruxelles, ha mostrato come l’istituzione del doppio senso, opportunamente comunicato e segnalato, è un provvedimento che aumenta la sicurezza rallentando i picchi di velocità, contrariamente a quanto affermato i giorni scorsi dal Sindaco che dimostra di non conoscere le migliori esperienze europee.

Dunque chiediamo al Sindaco Merola: quali strategie sono in campo per rafforzare la sostenibilità e la responsabilità civica, che dovrebbe vedere premiati i trasporti sostenibili come pedonalità, ciclismo urbano, uso del trasporto pubblico? Non solo oggi queste utenze sono penalizzate ma persino messe in conflitto tra loro.

Bologna, città dei beni comuni, deve misurare il valore di chi tutela, con i propri comportamenti, il silenzio, la qualità dell’aria, l’occupazione di suolo pubblico, la salute pubblica. Una campagna per il risveglio civico deve partire da questi valori fondamentali, se non vuole configurarsi come una repressione di pochi giorni che non lascia tracce nel disegno della città.

Anche la rappresentazione generalista dei ciclisti come “selvaggi” e l’accomunare sanzioni a risveglio civico, non fa altro che acuire una contrapposizione tra utenti della strada che fa male alla città, ma, lo garantiamo come cittadini ed elettori, fa male anche a questa amministrazione!

Per questo motivo il movimento cicloattivistico ha deciso di rilanciare con forza la propria vitalità, ricordando che per esempio che se quel 10% di bolognesi che si spostano in bici da domani decidessero di usare l’auto, la congestione delle strade e dell’aria raggiungerebbe picchi di invivibilità inimmaginabili.

Il doppio senso ciclabile sarebbe quindi una prima risposta di buon senso e di coraggiosa tutela di coloro che tutti i giorni si confrontano con l’assenza di percorsi e di tutele, doverosa per un’amministrazione lungimirante che punta, nelle proprie linee di mandato, a raggiungere il 20% di spostamenti in bici entro il 2030.

Da ieri in città c’è una forza con cui dover fare i conti: il popolo dei ciclisti urbani che si organizzeranno e mobiliteranno con una strategia complessiva e attraverso un movimento unitario, rappresentativo e responsabile, per riaffermare la gerarchia della sostenibilità e tornare a costruire insieme una città più vivibile e pronta a un futuro che non può più aspettare. Bologna lo merita.

 

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