Cesare Basile: “Non credo al lavoro come diritto” – LIVE

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16 apr. – Quello che state per ascoltare è uno dei live più intensi di questa stagione di Maps, un’anteprima coerente con quello che poi Cesare Basile e i suoi caminanti (Enrico Gabrielli, Rodrigo D’Erasmo, Luca Recchia, Massimo Ferrarotto, Simona Norato) hanno mostrato giovedì scorso al TPO, portando sul palco di via Casarini le canzoni dello splendido nuovo disco Tu prenditi l’amore che vuoi e non chiederlo più. Ma con Cesare abbiamo scherzato su un altro caminante che poi si è palesato giovedì sera: “Se ha i capelli lunghi, allora è un giovane, anzi il giovane!”, ha esclamato il cantautore catanese riferendosi a Manuel Agnelli. Ma non chiamatelo ospite speciale: “Manuel fa parte di questo collettivo da tempo” ha precisato Basile. “Ha fatto parte delle registrazioni ed era con noi sui palchi quando siamo nati.” E il suono dei caminanti arriva proprio dal tour precedente a questo, è stato creato dal vivo: “Ci siamo divertiti e abbiamo sviluppato un modo di suonare insieme che è anche un modo di raccontare le cose“.

E nelle undici tracce del disco, di cui tre sono state suonate nei nostri studi, di cose se ne raccontano tante: i temi intorno a cui ruotano le canzoni sono diversi e sempre ben specificati da Cesare, sia nello showcase che trovate qua sotto, sia nel concerto vero e proprio. Si parla di lavoro, di amore, di cosa vuol dire libertà: concetti importanti, che vengono declinati secondo le parlate del siciliano (sono pochi i brani in italiano) in un contesto che è fortemente legato al quotidiano e alle lotte di tutti i giorni. In particolare la visione del lavoro di Cesare Basile è precisa: “La liturgia del lavoro, che tanto viene invocata in periodi di crisi come questo, assomiglia più a una catena che a una liberazione”, ha detto il nostro ospite, aggiungendo che non crede “al lavoro come diritto e non credo che il lavoro determini la libertà di alcuno, soprattutto il lavoro salariato“.

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