Cazzola, un uomo che continua a s-mentire se stesso

Quasi dispiace dover tornare ogni volta a puntualizzare questioni che dovrebbero essere acclarate e lampanti, purtroppo Alfredo Cazzola ci costringe a questo estenuante compito. Che volete farci, si vede che l’uomo è fatto così e stravolgere la realtà è più forte di lui..

Ci riferiamo all’articolo pubblicato oggi dal Corriere di Bologna in cui l’ex candidato torna sulla famosa giornata del faccia a faccia con Delbono nei nostri studi. Dice Cazzola: Non ero stato avvertito che avrebbero aperto alle domande del pubblico. Abbozzai, ma non era una soluzione equidistante, visto l’orientamento degli ascoltatori. Alla terza domanda che sollevava questioni di merito sulla mia serietà mi sono scocciato…”.

Ebbene, abbiamo già avuto modo a suo tempo di smentire (con tanto di audio/video e foto) Cazzola per le improvvide dichiarazioni da lui rilasciate, a caldo, su Punto Radio , in cui ci accusava di aver “pilotato” le telefonate per metterlo in difficoltà.
Ora il buon Alfredo, con queste rocambolesche affermazioni, vuole nuovamente stupirci. Pensate un po’: un candidato che per la terza volta tornava nei nostri studi a fare un faccia a faccia col suo avversario, prima del ballottaggio decisivo, non sapeva come funzionava la trasmissione e sarebbe stato tenuto all’oscuro del fatto che erano previste le telefonate degli ascoltatori.
La tesi è talmente surreale da offendere non solo l’intelligenza di lettori e ascoltatori, ma quella dello stesso Cazzola, che infatti così facendo smentisce se stesso: cosa erano venuti a fare i suoi due addetti stampa incaricati di controllare le telefonate se non sapeva che c’erano? E perché Cazzola va poi a Punto Radio a denunciare fantomatici complotti se addirittura era caduto in una così tanto astuta “imboscata”?

A voi la semplice risposta: noi non possiamo che ricordargli ciò che gli avevamo già scritto:

…teniamo a dirle una cosa: quando abbiamo affermato che ambedue i contendenti, Lei e Delbono, qui giocavano in trasferta, non era una frase buttata lì.
Vent’anni fa abbiamo costituito una cooperativa di giornalisti indipendenti proprio per non dover subire le pressioni di nessuno: di partiti, liste o movimenti della sinistra, ma nemmeno le sue.
Noi le abbiamo garantito un dibattito regolare non perché costretti, ma perché è un suo diritto, perché crediamo che i diritti siano di tutti e non solo di chi la pensa in modo più o meno simile a noi.
Se un candidato si fosse anche solo permesso di proporci di aiutarlo o di pilotare delle telefonate avrebbe avuto il suo avere, lo avremmo pubblicamente sbugiardato, senza preoccuparci del fatto di poter avvantaggiare qualcun altro.
Avremmo preferito congedarci da questa campagna elettorale in modo diverso.
C’è modo e modo per fare i giornalisti, per vincere o per perdere un’elezione, per guardare in faccia gli altri. A ognuno il suo.

Paolo Soglia

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