Case popolari. Gualmini spinge per il turn over: “Servono scelte coraggiose”

malagoli gualminiBologna, 4 gen. –  Per ora non dà numeri la vicepresidente della Regione e assessore alle politiche abitative Elisabetta Gualmini. Ma entro giugno viale Aldo Moro di numeri dovrà darne due: la nuova soglia di accesso alle case popolari Acer, ora fissata a 17 mila euro, e la soglia di uscita, il limite oltrepassato il quale si perde il diritto all’alloggio pubblico, e ad oggi l’asticella è fissata a 34 mila euro di reddito Isee. “Quando sceglieremo dovremo essere coraggiosi”, dice Gualmini in conferenza stampa. Il che vuol dire che entrambe le soglie potrebbero cambiare, e non verso l’alto. Sicuramente sarà rivista la soglia di decadenza, perché la riforma Acer già approvata dalla Regione dà alla giunta il compito di scegliere entro una forchetta prefissata e grosso modo compresa tra i 20 e i 27 mila euro. Una volta fissato il limite tutte le famiglie assegnatarie di una casa popolare in Regione con un reddito superiore dovranno prepararsi, con tutte le garanzie del caso, ad affrontare la procedura di decadenza. E quindi a lasciare la casa popolare e a rivolgersi o al mercato, per chi può, o all’edilizia sociale.

Se di numeri la Regione per ora non ne dà, a fare un po’ di calcoli ci ha provato il Sunia che parla di almeno il 5% degli inquilini Acer che dovrà lasciare la propria abitazione. Sulla città metropolitana di Bologna il dato si trasforma in 700-800 nuclei familiari che il sindacato degli inquilini della Cgil considera a “rischio“. Diverso è il punto di vista di Gualmini, che da sempre difende l’idea di un welfare pubblico “che non sia un benefit a vita ma uno strumento capace di aiutare le persone quando sono in difficoltà”. L’idea è quella di liberare parte del patrimonio Acer per permettere a chi è da tempo in lista d’attesa, e magari con un reddito considerevolmente più basso rispetto a quello degli attuali assegnatari, di ottenere velocemente un alloggio pubblico.

“Forse sul breve periodo ci saranno piccoli traumi ma noi dobbiamo guardare sul lungo termine”, continua Gualmini. La Regione, ha spiegato l’assessore, ha già chiesto ai Comuni di preparare delle simulazione per capire quanti appartamenti potrebbero liberarsi, ma ancora i dati non sono completi e Gualmini ci tiene a non allarmare nessuno: “Discuteremo con buon senso e pragmatismo come abbiamo sempre fatto”. Di certo, spiega l’assessore alle politiche abitative di Bologna Riccardo Malagoli, “i numeri ci dicono che a Bologna gli Isee sono mediamente più alti che altrove”. Il che vuol dire che sotto le Due Torri il turn over negli appartamenti Acer potrebbe essere più forte che altrove.

Dove andranno le famiglie che lasceranno le case Acer? Il Comune spera che possano beneficiare di progetti come quello di Housing Sociale in Bolognina. Con un’operazione di project financing appoggiata a fondo perduto dalla Regione con 10 milioni di euro (su 54) e finanziata per il restante 80% dalla Cassa depositi e prestiti, entro due anni Palazzo D’Accursio potrà contare su 317 nuovi alloggi a canone calmierato destinati alla cosiddetta “zona grigia”, ovvero a tutti coloro che non hanno più i requisiti per rientrare nelle graduatorie Erp ma al tempo stesso non hanno i mezzi per accedere agli affitti a prezzi di mercato. Entro febbraio l’operazione sarà formalizzata con un bando di gara. Entro l’estate, spiega Malagoli, potrebbero partire i lavori che interessano la zona dell’ex Mercato nel quartiere Navile. I 317 alloggi saranno realizzati secondo tre formule: il 26% (83 alloggi) andranno in locazione a 8 anni con patto di futura vendita, altrettanti andranno in locazione a 15 anni, i restanti 153 alloggi (48%) saranno affittati per almeno 20 anni. Il gestore privato che sceglierà gli abitanti del nuovo complesso di Housing sociale dovrà selezionare le famiglie e i singoli in base ad una serie di parametri: reddito soprattutto, ma potrebbero esserci anche percorsi privilegiati per chi si troverà a dover lasciare il proprio alloggio Acer.

Le nuove assegnazioni Acer. “Stiamo assegnando un centinaio di appartamenti Acer appena ristrutturati con fondi del Comune di Bologna – ha spiegato Malagoli – ma su 100 persone che contattiamo ne mettiamo in casa appena 8“. Colpa di una serie di fattori differenti: trasferimenti in altri comuni, errori nelle dichiarazioni e sopratutto il nuovo metodo di calcolo dell’Isee. Dagli uffici del Sunia c’è però chi fa notare come nel 2015 il bando di assegnazione “sia stato tirato troppo per le lunghe”. “Probabilmente continueranno ad assegnare case popolari su una graduatoria stilata a fine 2014 – spiega Mauro Colombarini – è chiaro che più passa il tempo più cambiano le condizioni delle persone rispetto alla dichiarazione originaria. C’è chi trova un lavoro, chi se ne va, chi cambia idea. E così negli uffici Acer si lavora tanto con scarsi risultati. L’anno scorso la percentuale di assegnazione era attorno al 40-50%”.

 

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