Case popolari. “In via Gandusio 300 alloggi da svuotare e ristrutturare”

via-gandusio-bolognaBologna, 12 dic. – C’è la riforma delle soglie di permanenza nella case popolari di Bologna, con il relativo turn over degli inquilini da gestire e le uscite di chi ha un reddito fuori soglia da accompagnare, quanto meno per non trasformarle in un’emergenza sociale. C’è la grande partita della ristrutturazione del patrimonio dell’Acer in città, necessità che si somma all’esigenza di aumentare il numero di case popolari, attualmente insufficiente nel rispondere alla sempre più pressante domanda di nuovi poveri. C’è poi la nomina del prossimo consiglio di amministrazione dell’Acer, e ovviamente del nuovo presidente. C’è tutto questo sul tavolo dell’assessore alle politiche abitative del Comune di Bologna Virginia Gieri. Ma tra i tanti dossier che l’ex presidente del quartiere Savena dovrà affrontare c’è anche la questione dei palazzoni Acer di via Gandusio, un mix di abitazioni Erp e alloggi dove il Comune per anni ha inviato inquilini in difficoltà economica stipulando con loro un contratto d’affitto temporaneo di 18-36 mesi. Sistemazioni per rispondere a emergenze specifiche, che però in alcuni casi si sono trasformate in occupazioni stabili.

Nel comparto di via Gandusio ci sono circa 300 appartamenti, “tutti da ristrutturare” spiega Gieri. Ma prima della ristrutturazione bisognerà svuotarli, e eventualmente trovare una soluzione alternativa per chi ne ha diritto, il tutto in attesa del completamento dei lavori. Mentre gli occupanti andranno sgomberati. Nel complesso si tratta per lo più di famiglie e singoli in regola con l’affitto, ma a Palazzo d’Accursio la preoccupazione per una situazione potenziale difficile, se non esplosiva, c’è. Negli alloggi Acer di via Gandusio ci sono infatti sì famiglie che ogni mese pagano l’affitto, ma anche occupanti dichiarati, comitati anti sfratto e situazioni di morosità protratta nel tempo.

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Una recente iniziativa del comitato anti sfratti “Pugno chiuso”

Faremo un intervento importante – promette l’assessore alla Casa del Comune, Virginia Gieri, oggi a margine di un convegno a Palazzo D’Accursio- bisognerà trasferire le persone da questo grande comparto per procedere la ristrutturazione, l’anno prossimo ne sentirete parlare”. Il Comune sta tuttora pianificando l’intervento, che deve essere ancora comunicato agli assegnatari e che dovrà essere realizzato entro il 2017, perché il finanziamento è di fatto vincolato. Un’operazione simile è stata fatta in via Rimesse, dove lo stabile Acer però “è molto più piccolo- precisa l’assessore- abbiamo spostato i cittadini, ristrutturato l’edificio, che è diventato delizioso, e ricollocato le persone”. Ma il rientro degli assegnatari “non è stata immediata- ci tiene a dire Gieri- insieme all’Ateneo abbiamo ragionato su un progetto di mix sociale”. Cioè nell’edificio ristrutturato si è pensato di mettere insieme, “in una sorta di cohousing”, una famiglia con anziani, una con disabili, una con bambini, una straniera e una italiana. Insomma, nuclei con bisogni variegati. Un “algoritmo- lo definisce Gieri- costruito anche con la partecipazione di coloro che avrebbero dovuto andarci ad abitare e che ha avuto un buon risultato. E’ un primo abbozzo di strada da percorrere”.

Un’operazione, quella su via Gandusio, che dovrebbe quindi partire a breve, probabilmente già nei primi mesi del 2017. Sicuramente un intervento delicato, potenzialmente assimilabile a quanto già visto a Calderara di Reno con lo sgombero forzato del complesso Garibaldi 2.  In via Gandusio da tempo operano il locale Comitato inquilini e l’associazione sindacale Pugno Chiuso, entrambi impegnati nella difesa degli alloggi pubblici sotto sfratto. Il Comitato inquilini da tempo denuncia lo stato di estremo degrado in cui versano gli alloggi, senza più manutenzione da anni, con infiltrazioni d’acqua, impianti non a norma nelle scale e “lavori di sistemazioni degli spazi comuni mai effettuati”.

“Inquilini paganti, occupanti coscienti e famiglie e singoli sotto sfratto per morosità e scadenza di contratto uniamoci contro gli sciacalli che ci vogliono dividere e impaurire”, così Pugno chiuso sulla pagina facebook.

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