Case di lavoro. “A Castelfranco internati da un vita. Senza alternative meglio chiudere”

Bologna, 13 apr. – “Quando è stata chiusa la casa lavoro di Saliceto San Giuliano, dopo il terremoto del 2012, una parte degli internati è andata nel carcere di Padova ed è stata inserita nella sezione dei semi-liberi, con un regime più aperto del precedente”. Usa questo paradosso Desi Bruno, garante regionale dei detenuti: avere scontato la pena ed essere internati in una casa di lavoro perché dichiarati “socialmente pericolosi” può portare ad un regime di privazione della libertà più duro di quello che si potrebbe avere restando in carcere, ad esempio nella sezione dei semi-liberi.

A Castelfranco Emilia, in provincia di Modena, c’è una delle quattro Case di lavoro presenti sul suolo italiano, istituzioni create durante il fascismo e dove tuttora vengono inviate le persone che pur avendo scontato la loro pena sono considerate pericolose ai sensi dell’articolo 216 del codice penale. Una situazione potenzialmente prorogabile all’infinito, se così decide il magistrato di sorveglianza, “e infatti a Castelfranco c’è gente internata da una vita“, dice Bruno.

La garante lo chiede da tempo. La casa lavoro di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena, deve essere chiusa, e gli internati distribuiti sul territorio nazionale a secondo della loro residenza, alloggiati in sezioni ad hoc create nelle carceri e lì assistiti. L’alternativa è quella di trasformare la casa lavoro modenese in un luogo per reinserire socialmente gli internati, al momento un centinaio in tutto. Le possibilità, spiega Bruno, ci sono tutte. A Castelfranco c’è un’officina, ettari e ettari di terreno e un’area pedagogica. “Invece di lavorare però, e così avviare il percorso che li condurrà verso il reinserimento e la libertà, gli internati non fanno nulla perché di lavoro non ce n’è. Sì, c’è qualche volontario ma per il resto lì non si fa niente. La situazione non può andare avanti così”. Mercoledì Desi Bruno sarà a Roma per discutere la situazione di Castelfranco Emilia con il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria

Bruno conferma anche le notizie che ha dato sabato il sindacato Sappe, che ha descritto la casa di lavoro di Castelfranco come troppo affollata e con frequenti casi di autolesionismo e aggressività. “Di gesti di autolesionismo a Castelfranco ce ne sono stati tanti e si ripetono, ci sono stati anche suicidi. Questo è un dato condiviso da tutti, bisogna affrontare subito la situazione, se possibile anche da un punto di vista legislativo. Già nel 2010 – ricorda Bruno – la Regione aveva presentato un disegno di legge per superare le Case di lavoro”. Sabato 11 aprile, ha raccontato Giovanni Battista Durante del sindacato di polizia penitenziaria Sappe, la saletta ricreativa della casa di lavoro di Castelfranco è stata incendiata da alcuni internati e due agenti sono rimasti intossicati.

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