Cacao: “Il nostro segreto? Ci ascoltiamo molto” – live a Maps

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11 gen. – Suonano insieme dalla prima media, hanno fondato gli Action Man, ma la loro nuova incarnazione musicale è lontana dal punk rock che caratterizzava quella band: i Cacao di Diego Pasini e Matteo Pozzi usano solo basso, chitarra ed effetti e il loro debutto Astral (uscito per Brutture Moderne, l’etichetta di Francesco Giampaoli, al centro della foto) è un curioso viaggio tra indie rock, sfumature prog, accenni di morbido krautrock ed esotismi, affidato solo alla musica, senza parole. Sarà possibile apprezzare i ragazzi dal vivo durante la Isolation Culture Night di sabato, ma il duo è venuto ieri a Maps per anticipare quello che si potrà vedere tra una manciata di giorni al TPO e qui sotto nei video dentro i nostri studi, realizzati da Francesco Giampaoli.

“Facevamo jam pomeridiane di qualche ora”, hanno raccontato i nostri ospiti, “ci ascoltiamo molto e non siamo troppo diffidenti, senza farci troppi problemi quando non abbiamo idee: continuiamo a suonare“. E ammettono di essere persone molto emotive che, data la natura strumentale dei brani di Astral, mettono tutto nella musica: “Suono solo in gruppi strumentali”, aggiunge Pasini riferendosi alla sua attività nei Ronin, “e riesco a esprimermi meglio non pensando a un testo, per quanto sembri paradossale”.

Ma qual è la declinazione del doppio concetto di cultura dell’isolamento e isolamento culturale che è al centro dell’appuntamento di sabato secondo i Cacao? “Considerando che veniamo dalla campagna e suoniamo la nostra musica, siamo isolati per forza”, dice Matteo. “Non è una scelta mainstream o per sfondare, ma perché pensiamo di avere qualcosa da dire”. La rete per i ragazzi è una fonte di scoperta continua, dove scovare band da proporre in concerti organizzati dopo lunghe riunioni e assemblee: “Quando trovo qualcosa che mi interessa ne parliamo insieme: nel marasma di banalità ce ne sono”, per quanto sia difficile districarsi. “Senza internet non siamo persi: mi ricordo ancora i primi modem che ti permettevano di vedere pochissime cose e la curiosità andava sfogata nei negozi di dischi“, continua Matteo e, come spesso accade, il suo compagno di band completa e conclude la sua frase: “O in edicola a comprare i giornaletti porno. Era un periodo più legato a dinamiche umane, che si evolveranno ancora: siamo in un limbo, o almeno me lo auguro.”

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