Burkini. Qual è la vera libertà di scelta?

Bologna, 19 ago. – Dall’atleta della squadra di beach volley egiziana alle bagnanti sul litorale di Cannes. Sotto il sole d’agosto il dibattito, annoso, sul velo islamico si è rianimato in una versione estiva, quella del cosiddetto “burkini”, temine forse infelice, coniato da una stilista australiana di origini libanesi, che indica il costume da bagno integrale coprente anche braccia, gambe e capo.
Un’ordinanza comunale ha deciso di vietarlo sulla spiaggia di Cannes, con l’appoggio del premier francese Valls che ha invocato “i valori occidentali”. In Italia pare che non ci sia nessuna intenzione di seguirne l’esempio ma il dibattito è acceso.

Ne abbiamo parlato con Lorella Zanardo, autrice del “Corpo delle donne” che, dopo l’intervista a L’Espresso, ci racconta la sua esperienza con il burkini. Per Zanardo non è possibile che una donna scelga in libertà di andare in spiaggia con il burkini e, citando anche le suffragette, lancia una provocazione “come per le 8 ore di lavoro serve un intervento legislativo”.
Di tutt’altra posizione è Rassmea Salah, mediatrice culturale italo-egiziana, che ha deciso di indossare il velo islamico dopo essersi laureata. Lei porta il burkini in spiaggia e ribalta il punto di vista: “Non credo che il suo discorso [di Zanardo] sia compatibile con i valori occidentali di libertà” dice, “Se io sono veramente libera, allora sono libera di scegliere se o no esporre il mio corpo e a chi”.
Sara Raoudi, giovane donna bolognese di origine marocchina, invece in spiaggia preferisce il bikini, comprato insieme alla madre che porta il burkini: “Credo che sia arroganza pensare di essere liberate perché possiamo metterci la minigonna, nella mia famiglia alcune portano il velo ed altre no, ma per scelta”.

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