Brescello. Sciolto per mafia il Comune

Bologna 20 apr.- Il Comune di Brescello è stato sciolto per mafia. E’ la decisione presa dal Consiglio dei ministri che si è riunito questa mattina e che aveva, tra le altre cose, all’esame l’ipotesi di scioglimento del comune ora guidato da un commissario prefettizio dopo le dimissioni del contestato sindaco Marcello Coffrini.

“Su proposta del Ministro dell’interno, Angelino Alfano – si legge sul sito del Governo – il Consiglio dei ministri ha deliberato lo scioglimento del Consiglio comunale di Brescello (RE), a norma dell’articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, nel quale sono state accertate forme di condizionamento della vita amministrativa da parte della criminalità organizzata.

“Bene ha fatto il Consiglio dei ministri a sciogliere il Comune di Brescello, la lotta contro le mafie e per la legalità, che questa Regione sta portando avanti con forza e convinzione, non deve guardare in faccia a nessuno. E la decisione presa dimostra, a differenza di quanto sostenuto nelle settimane scorse da qualcuno che ha fatto inutili polemiche, che non c’è alcun atteggiamento di riguardo nei confronti dei governi locali di questo territorio”. Così l’assessore regionale alla Legalità, Massimo Mezzetti, ha commentato il provvedimento disposto dal Governo nei confronti del Comune del reggiano.

“Ora aria pulita a Brescello, siamo pronti a collaborare col commissario, come già fatto con la commissione prefettizia”, scrive l’attivista antimafia del Carroccio Catia Silva, consigliera comunale di Brescello. “Il commissariamento – prosegue Silva – è il riconoscimento di oltre dieci anni di lavoro svolto dalla Lega Nord che per prima fiutò il rischio infiltrazioni e denunciò i casi. Ricordo che fin dal 1999 venne l’europarlamentare Mario Borghezio per denunciare le infiltrazioni ‘ndranghetiste nel Comune”. Secondo Gianluca Vinci, segretario della Lega Emilia: “Grazie alla sue interrogazioni e ai suoi articoli sulla stampa, Catia da me nominata responsabile legalità della Lega Emilia, ha portato alla luce il sommerso sistema Brescello, pagando a duro prezzo, subendo numerose intimidazioni tra le quali incendi, danneggiamenti e non da ultime minacce aggravate dalla finalità mafiosa, da parte di cinque personaggi, tra i quali, in primis, spicca Alfonso Diletto, ritenuto uno dei cinque esponenti emiliani della ‘ndrina, attualmente al 41bis nell’ambito del processo Aemilia e sotto processo a Bologna per le minacce alla Silva a partire dagli anni 2009-2010″.

Sul punto interviene anche Alan Fabbri, capogruppo leghista in Regione Emilia Romagna: “Ricordo la campagna elettorale del 2014, quando fummo di fatto allontanati da un bar di calabresi, in pieno centro paese, per la nostra appartenenza alla Lega Nord. Certe scene non si dovranno mai più ripetere nel paese che ci piace ricordare come quello di don Camillo e Peppone. Vogliamo una regione libera dalle mafie, libera dalle compromissioni. L’impegno di Catia e della Lega Nord sia modello ed esempio per tutti i partiti: per liberarsi dalla criminalità organizzata servono schiena dritta e nessun compromesso”.

“E’ finita come doveva finire ed il Movimento 5 Stelle si auspicava e chiedeva da tempo. E’ una vittoria della legalità. Il Comune di Brescello , il paese di Peppone e Don Camillo, è stato sciolto per mafia come proponeva il Prefetto di Reggio Emilia. Le responsabilità politiche di chi ha portato a questa situazione dovranno essere indagate fino a fondo”. Lo dichiarano la parlamentare M5S di Reggio Emilia Maria Edera Spadoni ed i parlamentari pentastellati della Commissione antimafia.

 

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