A Bologna gli universitari di nuovo in strada. In 800 chiedono la riapertura di via Zamboni 36


Bologna, 16 feb. – “Riapertura, riapertura”. E’ finito così il corteo degli studenti universitari, di fronte alla biblioteca di via Zamboni 36 chiusa dopo l’irruzione delle celere di giovedì scorso. A sfilare per le strade del centro e per i viali quasi mille studenti. In testa i collettivi Cua e LuBo, dietro centinaia di universitari. “Tutto il mondo detesta la polizia”, e “che cazzo ci fanno gli sbirri in biblioteca”, gli slogan che si sono sentiti lungo il tragitto assieme alla richiesta di dimissioni per rettore, questore e sindaco di Bologna. “Via i tornelli, tutti i tornelli”, è stato ripetuto più volte. Ad una settimana dalla chiusura della biblioteca di via Zamboni è chiaro che la rivolta dei tornelli di Bologna vuole alludere, almeno queste le intenzioni degli attivisti che la guidano, alla precarietà giovanile e a tutti quei muri e limiti “che il Pd e le politiche securitarie creano nelle nostre città”.

Il tentativo non è solo locale. “Questo movimento parte da Bologna, ma in tutta Italia ci stanno guardando“, dice Fulvio Massarelli del centro sociale Crash, veterano di mille manifestazioni e ‘fratello maggiore’ degli universitari del collettivo Cua. L’appello a tutte le università, inviato sabato scorso come un sos dai militanti bolognesi qualche effetto l’ha avuto. A Firenze c’è stata una manifestazione, e gli universitari hanno incontrato il rettore chiedendo “dialogo sulla questione degli spazi universitari fiorentini e sui fatti di Bologna”. Azioni di protesta anche a Torino. “Prima del tornello – si legge in alcuni striscioni appesi dagli universitari torinesi – c’è l’università-azienda delle meritocrazia che mette tutti contro tutti. Dopo il tornello c’è una comunità studentesca che si auto organizza”. Messaggi di solidarietà il Collettivo autonomo di Bologna li ottiene anche da collettivi e gruppi universitari di Lecce, Padova, Trento, Cagliari, Cosenza, Roma e Palermo.

Il corteo in via Rizzoli. “Se non ve ne andate voi, vi cacciamo noi a calci in c…”. È il messaggio senza giri di parole che il corteo degli studenti anti-tornelli ha spedito in direzione di Palazo D’Accursio sede del Comune di Bologna, quando la manifestazione ha sfiorato piazza Maggiore dopo aver superato le Due torri e via Rizzoli. Nel mirino dei contestatori il sindaco Virginio Merola, in compagnia del rettore Francesco Ubertini e del questore Ignazio Coccia. Quando il corteo si è avvicinato al Comune, i mezzi dei Carabinieri schierati in piazza Nettuno si sono allontanati a gran velocità, scatenando l’esultanza dei manifestanti. Alla fine il corteo è ritornato in zona universitaria, da dove è partito.”Stiamo arrivando, rettore stiamo arrivando” è il coro intonato dal corteo nell’avvicinarsi a piazza Verdi da via delle Moline.

Le mosse del Rettore. Francesco Ubertini, martedì prossimo 21 febbraio riferira’ in Senato accademico sui fatti di questa settimana in zona universitaria: dalla questione dei tornelli alle proteste dei collettivi, fino alle cariche delle forze dell’ordine tra i tavoli della biblioteca di Discipline umanistiche, in via Zamboni 36. Fino a quel giorno, fanno sapere da Palazzo Poggi, il rettore non dovrebbe fare altre dichiarazioni sulla situazione della zona universitaria, nè dovrebbe avere occasioni pubbliche in programma a cui partecipare. Già oggi ha saltato l’inaugurazione della Scuola dei diritti dei cittadini 2017 di Scienze politiche, alla presenza tra gli altri dell’arcivescovo Matteo Zuppi. Ubertini farà quindi una comunicazione al Senato sui fatti degli ultimi 10 giorni. Non sono previste votazioni al termine della relazione, ma in teoria i senatori possono presentare direttamente durante la seduta mozioni su cui esprimersi. In quell’occasione, il rettore non dovrebbe chiedere l’avvio dei procedimenti disciplinari a carico degli studenti del Cua protagonisti delle proteste. Nonostante la Procura abbia chiesto al gip misure cautelari nei confronti di alcune persone (“Sempre le stesse”) coinvolte nei disordini degli ultimi mesi in zona universitaria, comprese le proteste contro il caro-mensa, l’iter per le sanzioni disciplinari da parte dell’Ateneo richiede piu’ tempo. In particolare, la valutazione di eventuali interventi da parte dell’Universita’ prende il via solo nel caso vengano ravvisate violazioni da parte di studenti riconosciuti iscritti all’Alma Mater.


Il Comitato per l’ordine pubblico. In mattinata, Ubertini ha partecipato alla riunione del Comitato per l’ordine pubblico convocato in piazza Roosevelt dal prefetto Ennio Mario Sodano, per fare il punto proprio sulle “criticità della zona universitaria, anche alla luce delle recenti manifestazioni indette dal Cua”. Erano presenti, tra gli altri, anche il sindaco Virginio Merola, il questore Ignazio Coccia, il procuratore capo Giuseppe Amato, il procuratore generale Ignazio De Francisci e i comandanti provinciali di Carabinieri e Guardia di Finanza, Valerio Giardina e Luca Cervi. Tutti i rappresentanti delle Istituzioni, riferisce in una nota la Prefettura, “hanno convenuto di confermare tutti i dispositivi di sicurezza già in atto” e per quanto riguarda piazza Verdi e dintorni “è stata assicurata massima attenzione da parte di tutte le Forze dell’ordine”. Amato in particolare ha “ribadito il proprio apprezzamento per le modalita’ con cui le Forze di Polizia sono intervenute in occasione dei recenti episodi” e ha garantito il suo “impegno a muoversi per conferire la massima incisivita’ all’azione della Procura”. Le Istituzioni, riferisce ancora la Prefettura, continueranno dunque “in un’azione sinergica e coesa, utile a ripristinare una dialettica costruttiva con tutte le espressioni della societa’ civile, tra cui quella degli studenti universitari e’ certamente tra le piu’ significative”.

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