A Bologna sbarcano i no-vaccini. “Per i nostri figli vogliamo libertà di scelta”


Bologna, 17 mar. – Protestano contro la legge regionale che stabilisce l’obbligo di vaccinazione per i bimbi che vanno ai nidi, e chiedono libertà di scelta e trasparenza, perché se è oggettivo che i vaccini hanno debellato terribili malattie è anche necessario – dicono – raccontare e “prendere in considerazione i rischi reali” che dai vaccini derivano.

Il giorno dopo la notizia che il morbillo sta tornando a diffondersi in Italia a causa del calo delle vaccinazioni, a Bologna sbarcano i no-vax, e lo fanno impugnando la bandiera della libertà di scelta di fronte ad un pensiero “unico imposto dall’alto”. E per il loro primo incontro bolognese convocano una serie di “esperti” che ai vaccini credono poco, o che li mettono direttamente in discussione. Una posizione, quella della libertà di dire ‘no’ ai vaccini, stigmatizzata dalla comunità scientifica internazionale, e in Italia tra i tanti scienziati dall’immunologo Roberto Burioni che da tempo combatte le opinioni dei no-vax. “Chi scende in piazza per la libera scelta sulle vaccinazioni – ha spiegato Burioni – vuole in realtà avere il permesso per esporre sul proprio terrazzo pesanti vasi di coccio che possono cadere in testa ad ognuno di noi e anche ai nostri figli”.

Il cuore del problema si chiama immunità di gregge (herd immunity in inglese): al di là delle opinioni e delle scelte libere dei singoli, senza una copertura vaccinale massiccia (la percentuale fissata convenzionalmente è quella del 95%) vengono progressivamente meno le protezioni di gruppo per chi vaccinarsi non può, per questioni di età o perché affetto da particolari malattie, o ancora per chi nonostante i vaccini non ha sviluppato un’immunità totale. Se la percentuale di persone vaccinate supera una certa soglia vicina alla totalità della popolazione interessata, l’agente infettivo che si trasmette da una persona a un’altra non può comunque più circolare e vengono protetti così anche i non vaccinati.

Immagine tratta da un volantino di VACCIpiaNO

I genitori no-vax si vedranno e discuteranno “sul tema della libertà di scelta vaccinale” domenica alle 10.30 al Centro Costa di via Azzo Gardino 44, a Bologna. “VACCipiaNO“, è il nome che si sono scelti. “I vaccini sono un diritto non un obbligo”, è invece il loro slogan. La battaglia per cui vogliono organizzarsi, progettando azioni e ricorsi giudiziari, è quella contro la legge regionale n° 19 del 25 Novembre 2016 che prevede l’esclusione dai servizi educativi e ricreativi per i bambini (da 0 a 3 anni) che non hanno assolto gli obblighi vaccinali prescritti dalla normativa vigente. “Centinaia di famiglie a Bologna – scrivono – vengono poste sotto il ricatto di scegliere tra un diritto fondamentale come l’asilo nido e il diritto sancito dalla convenzione di Oviedo a scegliere autonomamente sulla salute dei propri figli”.

Un obbligo che definiscono un ricatto, perché porrebbe i genitori di fronte alla scelta di vaccinare i propri figli o rinunciare al nido quando in Italia, nonostante le percentuali di vaccinazioni siano calate, “non è in atto nessuna epidemia”. Dicono di non essere contrari a prescindere alle vaccinazioni, ma specificano di essere accomunati “da un sentimento di cautela verso le modalità con cui attualmente vengono praticate”. “Nessuno nel gruppo è contrario alle vaccinazioni – ci tengono a specificare i genitori di VACCipiaNO – tanto che molti tra noi hanno già intrapreso per i propri figli un iter vaccinale, con la supervisione e l’assistenza di medici competenti in materia, molti dei quali operanti nel sistema sanitario nazionale. Siamo un gruppo di genitori che vuol essere cauto, attento, informato e che nel dubbio, chiede, s’informa, cerca il dialogo e sa ascoltare”.

All’incontro di domenica, tra gli ospiti invitati, è annunciata anche la partecipazione di Chiara Ghezzi del comitato anti-vaccinazioni Comilva (acronimo di Coordinamento del movimento italiano per la libertà delle vaccinazioni), che combatte per l’obiezione di coscienza sui vaccini e che si è molto radicato in Romagna, territorio dell’Emilia-Romagna con la percentuale più bassa in materia di vaccinazioni. Altro ospite il dott. Mario Miedico, secondo il quale è un’opinione da dimostrare che nei “paesi industrialmente avanzati i benefici (dei vaccini, ndr) siano tutt’ora maggiori dei rischi”. Annunciata anche la dottoressa Sabine Elk, paladina dell'”auto-allenamento immunitario”. Infine ci sarà anche Ana Demian, Presidente dell’associazione LOV – Liberi dall’Obbligo Vaccinale. La Lov è l’associazione che annuncia ricorsi contro la Regione quando il primo bimbo di genitori no-vax sarà rifiutato da un nido.

Nei loro comunicati stampa i genitori di VACCipiaNO citano istituzioni autorevoli, come l’Istituto superiore di sanità, e altre discutibili come il Condav, un sito che rilancia interviste dove si mettono in relazioni i vaccini con l’autismo, cosa tra l’altro smentita dallo Istituto superiore di sanità, che senza mezzi termini bolla la cosa come “frode scientifica“. Una bufala che lo stesso Comilva ha alimentato sul suo sito.

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“Parliamo di ricatto – hanno scritto in una lettera-petizione che sarà inviata al sindaco Merola – perché molte famiglie saranno obbligate a scegliere tra vaccinare senza convinzione nel rispetto del calendario imposto o rinunciare all’accesso ai servizi rivolti alla prima infanzia. Le famiglie dovranno trovare soluzioni alternative, pur pagando regolari tasse che dovrebbero garantire loro l’accesso ai servizi pubblici di fondamentale utilità. Il rischio è che dove non ci sia disponibilità economica, uno dei genitori debba rinunciare al proprio lavoro per stare a casa con i figli. Il diritto delle madri e dei padri lavoratrici e lavoratori va invece tutelato, garantendo la presenza degli asili nido comunali su tutto il territorio, senza discriminazioni di sorta”.

L’articolo 6 della legge regionale n. 19 del 25 novembre 2016

La norma regionale (qui il testo in pdf) stabilisce come requisito d’accesso ai nidi pubblici e privati “l’avere assolto gli obblighi vaccinali prescritti dalla normativa vigente”, e quindi aver somministrato ai minori l’antipolio, l’antidifterica, l’antitetanica e l’antiepatite B.

La percentuale di vaccinati che garantisce la migliore protezione a tutta la popolazione deve essere superiore al 95%, limite indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). In Emilia-Romagna tale copertura è stata del 93,4% nel 2015 dopo essere scesa al di sotto di quella richiesta nel 2014, quando arrivò al 94,5%. Nel 2010 era al 96,5%.

Nel 2015 solo i territori di tre Ausl sono risultati al di sopra del 95%: Imola, la più alta, con il 95,8% (rispetto al 95,3% del 2014), Parma con il 95,6% (95% l’anno precedente) e Piacenza sempre con il 95,6% (95,7%). Al di sotto tutte le altre: Modena col 94,1% (dal 94,7% del 2015), Reggio Emilia col 93,7% (95,2%), Ferrara col 93,6% (96,1%) e Bologna col 93,5% (95,2%).

Dati ancor più negativi per la Ausl unica della Romagna, che sempre nel 2015 ha fatto registrare una copertura pari al 92,3% rispetto al 91,1% dell’anno precedente. Prendendo le singole aree, si ha Rimini con l’87,5%, in leggera salita rispetto all’87,3% del 2014, poi Cesena con l’89,4% (92,5%), Forlì con il 93% (94,5%) e Ravenna con il 94,3% (95,2%)

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