Bologna “perde” il nuovo Cie, il centro rimpatrio migranti aprirà a Modena

6 apr. – Il sindaco di Bologna Merola l’aveva chiesto con forza in campagna elettorale e aveva publicamente candidato la città di fronte al ministro Minniti, attirandosi per questo le critiche delle associazioni per i diritti umani. Nonostante i tentativi del primo cittadino il nuovo Cie, il centro di detenzione amministrativa e successivo rimpatrio dei migranti, si farà in Emilia-Romagna ma non a Bologna. Con ogni probabilità sorgerà invece a Modena, come confermato dalla Prefettura locale e dal primo cittadino della città della Ghirlandina Gian Carlo Muzzarelli.

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“Il prefetto – ha dichiarato il deputato modenese Pd Edoardo Patriarca – conferma l’iter sul Cpr, siamo impegnati affinchè non vengano impiegati per la sua gestione gli organici delle Forze dell’ordine attuali”. Le due condizioni ribadite nei mesi scorsi perché il Cpr dell’Emilia-Romagna potesse spuntare proprio a Modena, in effetti, erano quelle di garantire più dignitose condizioni di vita ai suoi ospiti, rispetto allo stato del vecchio Cie, e di non distrarre agenti già presenti nel territorio alla sua gestione. Delle due condizioni il sindaco Muzzarelli ha citato la seconda. Muzzarelli ha anche richiesto che “nella nuova struttura è indispensabile che ci siano le condizioni per assicurare l’assoluto rispetto della dignità umana e la possibilità per i rappresentanti delle istituzioni del territorio di controllare puntualmente che questo avvenga”. Muzzarelli assieme ad altri sindaci del modenese ha anche chiesto ai parlamentari di farsi promotori di un’iniziativa legislativa per “consentire l’impiego obbligatorio di immigrati, in attesa di permessi o rimpatrio, in lavori socialmente utili anche non retribuiti”.

Secondo le associazioni che si occupano di diritti, carcere e migranti, i nuovi Cpr introdotti da Minniti non sono altro che la riproposizione in scala più piccola dei vecchi Cie, con tutte le problematiche ad essi legate in termini di rispetto dei diritti umani e garanzie legali ai detenuti. “Tra Cie e Cpr cambia solo il nome” ha spiegato ad esempio Nazzarena Zorzella dell’Asgi, associazione studi giuridici immigrazione. A rischiare di finire nei Cpr, così come nei vecchi Cie, “sono anche i ragazzi nati e cresciuti in Italia, per i quali non è ancora stata approvata la legge sullo Ius Soli”.

“Che esista la necessita’ di trovare modalita’ certe di rimpatrio di quelle persone che non hanno i requisiti per rimanere nel nostro Paese e’ innegabile”. Lo ha detto il senatore modenese Pd Edoardo Patriarca, tornando sulla vicenda del Centro per i rimpatri per l’Emilia-Romagna che secondo la Prefettura sorgera’ nella sede del vecchio Cie. Avendo piu’ volte visitato con gli allora colleghi dem Stefano Vaccari e Davide Baruffi la struttura dell’ex Cie di Modena in via La Marmora, ha spiegato Patriarca, “posso con cognizione di causa ribadire che occorre assolutamente evitare di ripetere gli errori che hanno portato alla chiusura del Cie: per chi ha memoria corta ricordo che il Cie, con il tempo, si era trasformato in una sorta di luogo di detenzione senza scadenza, dove non venivano rispettati i diritti dei soggiornanti, dove venivano drenate le risorse di sicurezza a disposizione del territorio, dove, dopo l’assegnazione della gestione al massimo ribasso, non venivano garantite neppure le tutele dei lavoratori”. Ecco, ha raccomandato quindi il parlamentare dem, l’esigenza di evitare “che con la riapertura si commettano di nuovo quegli errori”: e “ha ragione il sindaco di Modena Muzzarelli quando dice che il personale delle Forze dell’ordine che sara’ addetto alla sicurezza del nuovo Centro dovra’ essere aggiuntivo non solo rispetto all’attuale organico presente sul territorio, ma anche rispetto a quelle unita’ di personale che, da tempo, sono state promesse e che dovrebbero arrivare nella seconda parte dell’anno”. La conclusione di Patriarca: “Non sarà tollerato neppure il ripetersi del teatrino di una gestione che, per ragioni di risparmio economico, specula sui pasti dei soggiornanti o sugli stipendi degli addetti”.

 

 

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