Bologna. Divieto di dimora per Gianmarco De Pieri

gianmarco de pieriBologna, 28 ago. – La Digos della Questura di Bologna ha notificato il divieto di dimora nel capoluogo emiliano nei confronti di Gianmarco De Pieri, leader del centro sociale Tpo. Il provvedimento è stato disposto dal Gip Letizio Magliaro, su richiesta del Pm Antonello Gustapane, nell’ambito dell’inchiesta sugli scontri con le forze dell’ordine del 18 giugno, per lo sgombero di una villetta Liberty in viale Aldini. La palazzina, di proprietà di Unifica Holding, era occupata dal collettivo Labàs. (ANSA).

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“Le sorprese agostane bolognesi non riguardano solo l’arredo urbano di Piazza Ravegnana come discutono i giornali, ma questioni ben più serie – si legge su un comunicato firmato dal centro sociale Tpo – la procura colpisce ancora, notificando l’ennesimo divieto di dimora, questa volta al nostro compagno Gianmarco. La misura cautelare arriva per lo sgombero di Villa Adelante avvenuto il 18 giugno, a causa del quale vennero rimesse in strada trenta persone che in quello stabile abitavano da molti mesi. Mentre la villetta di Viale Aldini è tutt’ora vuota e abbandonata, si decide di limitare la libertà di chi vive e lotta a Bologna da oltre vent’anni, arricchendo la città con il proprio impegno sociale”. Per sabato 29 agosto il Tpo ha convocato una conferenza stampa.

“Soltanto qualche misera ora – si legge nell’evento facebook di un presidio di solidarietà previsto per domanis sera – Per il giudice Letizio Magliaro e il P.M. Antonello Gustapane tutti gli affetti, la famiglia, un figlio di nemmeno un anno di età, una nota attività commerciale, le amicizie e il legame con tutti i suoi compagni e le compagne di mille battaglie valgono soltanto qualche ora. Poco fa a Gianmarco è stato comunicato che entro le 19.00 dovrà lasciare Bologna, costretto da una misura cautelare del codice Rocco, risalente al ventennio più buio della nostra storia: il divieto di dimora”.

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“Tutta la mia solidarietà a Gianmarco De Pieri – scrive il senatore di Sel Giovanni Paglia -. Quel giorno avrei voluto e dovuto esserci anch’io e solo gli impegni parlamentari me l’hanno impedito. Che Gianmarco non possa risiedere a Bologna è un’assurdità sotto ogni punto di vista, che solo una sopravvivenza del codice fascista può motivare. A Bologna la parola “legalità” sta diventando un insulto al buon senso”.

“Gravissimo”, è il commento del collettivo Wu Ming su twitter.

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