Bologna anno zero

E’ fin troppo facile constatare come la città, politicamente parlando, sia allo sbando.
Il Pd ha fatto dimettere (quasi) immediatamente il sindaco per salvare almeno il soldato Vasco, impegnato nella corsa per le regionali, ma si è poi trovato subito dopo a dover fare i conti con lo sfascio della propria classe dirigente.
In questi giorni stiamo assistendo al peggio che può dare la politica: abbiamo visto il simulacro di quello che era un partito di massa organizzare sotto la prefettura un imbarazzante sit in a cui è convenuto solamente uno scarso manipolo del ceto politico locale.
Abbiamo poi assistito al tentativo del sindaco di ritirare le dimissioni asseragliandosi dentro al bunker di Palazzo d’Accursio assieme alle ultime schiere di fedelissimi, riparandosi dietro la sottana della Curia e al mattone di qualche costruttore.

Il Pdl, che a Bologna in quanto a classe dirigente è pure messo peggio del Pd, ha invece pensato bene di “punire” la maggioranza somministrandogli l’olio di ricino di un lungo commissariamento, carezzando smaccatamente l’idea di governare per “interposto commissario”.
Ieri l’intero gruppo dirigente della destra, in men che non si dica, ha buttato a mare le dichiarazioni di “responsabilità” sottoscritte e gridate ai quattro venti fino a un minuto prima per accodarsi diligentemente a quanto disposto dal garzone mandato dal Cavaliere a dare la linea: “contrordine camerati, non si vota più”.
L’unico progetto politico che ha il centrodestra locale è la cottura a fuoco lento del Pd confidando che l’inchiesta che coinvolge il sindaco si allarghi e produca ulteriori rivelazioni.

Nella Saigon del centrosinistra intanto andava in scena, tra farsa disperazione e colpi di coda, la fuga scomposta per il trasferimento dei fedelissimi nelle liste per le regionali: nell’elicottero che porta a viale Aldo Moro ci sono però pochissimi posti e sono tanti quelli che si affollano sulla scaletta.

Insomma lo spettacolo non è dei migliori.

Bologna è all’anno zero. Se, come sembra, assisteremo a un lungo commissariamento, oltre al danno di immagine molti paventano anche una stasi dell’amministrazione con conseguenze negative sulla città.
Si rischia però anche un effetto paradosso. Ovvero accorgerci che l’ordinaria amministrazione del commissario non è poi troppo distante dal galleggiamento a vista – ormai ventennale – di una classe politica spenta e residuale.
Come il finto commissario di Gogol metteva in luce tutta l’inefficenza e l’ipocrisia della burocrazia zarista, il commissario di Bologna potrebbe farci accorgere della sostanziale inutilità di gran parte del nostro ceto politico.
Il vero pericolo che corrono dirigenti e funzionari di piccolo, medio e alto rango, è di far emergere una dura verità: e cioè che tolta dai riflettori la lotta per il potere tra i partiti, e quella delle poltrone al loro interno, di altro in questa classe politica resti ben poco.

Paolo Soglia

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2 commenti

  1. Agghiacciante. E verissimo…siamo commissariati da tmpo, e in pochi se ne sono accorti.

    Comment by Federico on 08/02/2010 at 12:50

  2. Caro Soglia,
    è vero, hai ragione, la tua analisi non fa una piega. Come non vedere lo sbando di un partito che, a livello nazionale e non solo a Bologna, ha smarrito il senso e cade continuamente nel ridicolo nel suo dibattersi alla ricerca di una linea politica. Una volta si diceva che la classe dirigente di un partito e gli amministratori dovevano essere sempre un passo avanti rispetto alla base; ma in quest’epoca mi pare che la classe dirigente del PD si sia fatta sorpassare ampiamente dalla sua base tanto che la mia proposta sarebbe quella di mandare i responsabili del PD locali a dirigere circoli di quartiere e chiamare il dirigente di un circolo PD periferico a dirigere il partito a livello cittadino e provinciale. Ma il problema che mi pongo è un’altro: possibile che in una realtà come Bologna in questi 10 anni non sia nata una proposta alternativa, una mobilitazione di intelligenze un po’ eterodosse, una vera alternativa allo sfascio di quello che era il partito guida? Ti sembra possibile che a rappresentare la “sinistra” in questa città debbano essere personaggi come Bifo, Monteventi, Panzacchi o addirittura Favia?
    Non è forse vero che noi, tutti noi, in questa città soffriamo di una malattia che non è diversa da quella diffusa ormai in tutto il paese, per la quale ci si costruisce un piccolo spazio di potere, un proprio orticello, si evita di sporcarsi le mani con le gestione della cosa pubblica e si coltiva un proprio narcisismo privato, fatto di critiche sterili, dello sport di sparare sulla croce rossa, di evitare la fatica di capire come creare i presupposti per la rinascita di questa città stanca e offesa?
    Non è forse questo atteggiamento l’altra faccia della medaglia di una politica che è diventata esclusivamente spartizione del potere e terreno di espressione del narcisismo e del protanismo personale, ma che si nutre dell’incapacità nostra di proporre alternative sostanziali?
    Condivido quindi la tua analisi con grande amarezza, ma credo che il ruolo di una realtà importante per Bologna come la vostra radio debba anche essere quello di stimolare e promuovere possibili alternative…

    Comment by Alessandro on 08/02/2010 at 19:55

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