Blu cancella i suoi murales a Bologna. Contro la mostra di Roversi Monaco

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Il muro dell’Xm24 dopo le ultime pennellate di grigio

Bologna, 12 mar. – Lo street artist Blu ha deciso di far scomparire tutti i suoi lavori disseminati per Bologna. In mattinata si è radunata una piccola folla davanti al suo dipinto più conosciuto, la ‘battaglia’ che adorna il centro sociale Xm24, mentre una ‘squadra’ di imbianchini lavorava accompagnata dalla musica della Banda Roncati. Sul proprio blog Blu oggi scrive: “A Bologna non c’è più Blu e non ci sarà più finché i magnati magneranno. Per ringraziamenti o lamentele sapete a chi rivolgervi”.

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Xm24 lato via Fioravanti

Aiutano Blu a cancellare il murales. Denunciati per imbrattamento 3 attivisti
Street art al museo. Roversi Monaco: “Voglio solo salvare i graffiti”

La spiegazione del gesto l’artista, che ha già cancellato un suo murales in Germania tempo fa, la lascia al collettivo Wu Ming. “Il 18 marzo – si legge in un volantino distribuito ai passanti (il testo completo qui)- si inaugura a Bologna la mostra Street Art. Banksy & Co. – L’arte allo stato urbano, promossa da Genus Bononiae, con il sostegno della Fondazione Carisbo. Tra le opere esposte ce ne saranno alcune staccate dai muri della città, con l’obiettivo dichiarato di ‘salvarle dalla demolizione e preservarle dall’ingiuria del tempo’, trasformandole in pezzi da museo.[…] La mostra Street Art. Banksy & Co. è il simbolo di una concezione della città che va combattuta, basata sull’accumulazione privata e sulla trasformazione della vita e della creatività di tutti a vantaggio di pochi.Dopo aver denunciato e stigmatizzato graffiti e disegni come vandalismo, dopo avere oppresso le culture giovanili che li hanno prodotti, dopo avere sgomberato i luoghi che sono stati laboratorio per quegli artisti, ora i poteri forti della città vogliono diventare i salvatori della street art.Tutto questo meritava una risposta. […] Di fronte alla tracotanza da landlord, o da governatore coloniale, di chi si sente libero di prendere perfino i disegni dai muri, non resta che fare sparire i disegni. Agire per sottrazione, rendere impossibile l’accaparramento.A dare una mano a Blu ci sono gli occupanti di due centri sociali – XM24 e Crash – che non a caso si trovano lungo la direttrice del canale Navile, là dove ogni forma di partecipazione reale è morta sotto il peso di fallimentari progetti edilizi di riqualificazione e di strumentali emergenze come quelle contro i campi nomadi”.

All’inizio dell’opera di cancellazione del muro all’Xm24 gli agenti di polizia municipale sono passati a chiedere che stesse succedendo. Avrebbe risposto lo stesso Blu, impegnato con rullo e spatola: “È un muro vecchio e brutto, stiamo solo sistemando”. Successivamente i vigili sono tornati. “Il proprietario di questo muro è il Comune, mi chiedono di capire che sta succedendo”, ha detto un agente. “Stiamo eliminando il degrado”, è stata la risposta sarcastica di un attivista. “Ma avete chiesto il permesso all’autore?”, ha domandato il vigile. A quel punto gli è stato messo in mano il volantino con la spiegazione del gesto.

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Non c’è solo il murales di via Fioravanti. Un’opera di Blu è stata cancellata anche in via Zanardi 106, sede di una vecchia occupazione del centro sociale Crash. Ma Blu non è l’unico writer che ha deciso di mettere in campo questa protesta.

Street art al museo. Roversi Monaco: “Voglio solo salvare i graffiti” #OccupyMordor. Wu Ming racconta Blu

Le reazioni della politica. “Blu ci insegna che la bellezza non è mai scontata: non si compra e non si vende. Mi pare che questo gesto scriva una pagina molto importante della nostra città e possa voler dire che l’arte dei ricchi rischi di cancellare quella dei poveri. È un gesto che pone delle domande serie e profonde”, dice l’assessore comunale al welfare Amelia Frascaroli.  

 

“La Street Art nasce e vive per sua stessa natura all’aperto, sui muri. Nasce da un gesto politico prima ancora che artistico. Sradicarla e relegarla in stanze chiuse denota una raccapricciante mancanza di rispetto verso una forma d’espressione umana”, scrive su facebook la senatrice ex M5s Michela Montevecchi. “Ci sono cose che fanno sanguinare gli occhi, una di queste sta succedendo oggi a Bologna”, dice  l’europarlamentare civatiana Elly Schlein.   “Una perdita incommensurabile – sottolinea l’europarlamentare – un gesto fortissimo, con un’eco che arriverà lontano, contro un tentativo avido di privare lo spazio pubblico di opere nate per riempirlo e farlo vivere”.

“Le scelte che riguardano l’arte non possono essere divise a priori tra giuste e sbagliate: Blu è un artista e come tale ha risposto, attraverso il suo linguaggio, per protestare contro l’iniziativa culturale promossa da Genus Bononiae. Cercare la ragione e il torto in questi casi è un esercizio inutile e non mi interessa schierarmi con nessuno”. Così il sindaco di Bologna, Virginio Merola, commenta su facebook la scelta di Blu. “Da sindaco di Bologna – aggiunge – ho però un’esigenza e una preoccupazione. La preoccupazione è che Bologna domani si svegli più povera, con meno arte e meno spazi di libertà. L’esigenza è provare a utilizzare il dibattito di oggi per fare un passo in avanti e non due indietro. Bologna è, e può continuare ad essere, sede di un dibattito artistico di valore mondiale. Penso che l’arte urbana, in quanto tale, debba essere pubblica, popolare, di tutti. Allo stesso tempo penso che si debba rispettare la libertà degli artisti di accettare o meno una vetrina più grande di quella da loro scelta inizialmente. Da sindaco di Bologna mi impegnerò per garantire il rispetto e la tutela degli spazi pubblici da mettere a disposizione degli street artist, perché l’arte urbana aiuta le città a crescere. Quindi spero che Blu, in futuro, possa di nuovo dipingere per Bologna avendo la garanzia che le sue opere non saranno mai usate con fini commerciali. Allo stesso tempo vorrei che gli street artist siano liberi di decidere cosa fare delle loro opere senza che questo porti a perdite collettive come quelle di oggi”.  “Credo sia un gesto da rispettare. Blu è un grande artista e come tale l’abbiamo sempre accolto in questa città e credo che l’arte vada sempre rispettata e mai messa in discussione. Credo che lui voglia con questo urlo, per altro non da solo ma con tante persone che hanno cancellato tante opere, dire quanto per lui sia stato grave organizzare questa mostra in queste modalità, senza coinvolgere la comunità degli artisti e in generale aprire un dibattito vero sulla street art che è una delle anime di Bologna nel suo presente”. Così l’assessore all’economia e al turismo di Bologna, Matteo Lepore.   

 

“Una risposta estrema al tentativo di privatizzazione e speculazione sull’arte portato avanti da Fabio Roversi-Monaco e Genus Bononiae – scrive il candidato sindaco di Coalizione civica Federico Martelloni – Una mostra nella quale alcune opere sono state letteralmente staccate dai muri della città e trasformate in pezzi da museo. Le critiche che la mostra aveva ricevuto non erano bastate a far desistere dal tentativo di privatizzare, museificare, ridurre a merce nel mercato dell’arte quelle strabilianti opere. Opere che trovano nel contesto dove sono state realizzate larga parte del loro significato. Opere che sono state pensate e realizzate per una fruizione comune e non privata, urbana e non galleristica, gratuita e non mercificata. In una qualsiasi altra città europea, davanti a un evento di questa portata, l’organizzatore della mostra (Roversi-Monaco) e l’assessore alla cultura (Davide Conte) si sarebbero dimessi immediatamente, con tanto di scuse pubbliche, per palese inadeguatezza. Il danno alla città, in termini di perdita di opere d’arte e di immagine nel mondo, è irreparabile. Blu ci ha privato delle sue opere. Ma da oggi non siamo più poveri, siamo più svegli, perché Blu ha suonato la sveglia per tutte e tutti noi. Questo gesto non ci parla solo di arte, ma dell’idea che abbiamo di città”.    

Alcuni dei murales di Blu a Bologna, cancellati o su muri abbattuti, in una raccolta di foto fatta alcuni anni fa.

 di Damiana Aguiari e Giovanni Stinco

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