Black Monkey: 26 anni al boss Femia. Giovanni Tizian: “Sentenza storica”

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Giovanni Tizian, giornalista minacciato e sotto scorta dal 2011

Bologna, 23 feb. – Ha tenuto in primo grado l’accusa di associazione mafiosa contestata dalla Procura di Bologna nel processo ‘Black Monkey‘. Il tribunale ha condannato tutti e 23 gli imputati, infliggendo la pena più alta, 26 anni e 10 mesi, a Nicola Femia, ritenuto il vertice di un gruppo legato alla ‘Ndrangheta che faceva profitti con il gioco illegale. Le pene hanno in alcuni casi superato le richieste del Pm della Dda Francesco Caleca che per Femia, appunto, aveva chiesto 24 anni e 6 mesi. Dopo due anni e mezzo di udienze, il tribunale ha anche disposto risarcimenti alle parti civili, il più alto da un milione alla Regione Emilia-Romagna. Risarcimenti anche per il giornalista Giovanni Tizian e per l’ordine dei giornalisti: in un’intercettazione tra Femia e un altro imputato si parlava di uccidere il cronista, autore di articoli sgraditi all’organnizzazione. Alla lettura del dispositivo era presente anche don Luigi Ciotti, presidente di Libera, pure parte civile. L’operazione con custodie cautelari scattò nel 2013.

E’ di 15 anni la pena inflitta dai giudici al figlio di Nicola Femia, Nicola Rocco Maria; di 10 anni e tre mesi quella per la figlia, Guendalina, di 12 anni e due mesi per il genero, Giannalberto Campagna. Nove anni è la condanna per Guido Torello, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa: era l’uomo della telefonata con Femia su Tizian, a fine 2011, finita agli atti dell’inchiesta della Procura e della Guardia di Finanza. Nove anni anche per Rosario Romeo, ispettore di polizia anche lui a processo per concorso esterno. Oltre ad ottenere condanne per tutti gli imputati, alcuni dei quali sono stati assolti da alcuni capi di imputazione, la Procura ha vinto la sfida di vedere riconosciuta dal collegio presieduto dal giudice Michele Leoni la sussistenza dell’associazione di tipo mafioso contestata a 14 persone, considerando anche i concorrenti esterni. Il Pm Caleca nelle tre udienze di requisitoria in cui aveva ripercorso il quadro accusatorio aveva tratteggiato le caratteristiche del gruppo, riferendosi ai rapporti con organizzazioni di stampo ‘ndranghetistico, ma anche ad un potere intimidatorio autonomo, tipico a suo avviso delle ‘nuove’ formazioni di ‘Ndrangheta, presenti nelle regioni del Nord Italia. Un gruppo concentrato sui propri interessi economici, attento ai rapporti con persone dentro alle forze dell’ordine e a quello che i mezzi di informazione scrivono di chi ne fa parte. Fino ad ora l’associazione mafiosa non era però stata riconosciuta nei giudizi: gli imputati che avevano optato per l’abbreviato hanno visto confermare recentemente condanne dalla Cassazione, che però non ha riconosciuto l’associazione mafiosa, come in precedenza non fece il tribunale del Riesame.

Della sentenza di primo grado per Black Monkey ne abbiamo parlato a Oltre le Mura con Federico Lacche di Libera Radio, l’assessore alla legalità e cultura della Regione Emilia-Romagna Massimo Mezzetti, il giornalista sotto scorta Giovanni Tizian, Enza Rando di Libera e Massimo Manzoli (gruppo dello zuccherificio) impegnato nel progetto di monitoraggio mafiesottocasa.com

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