Bici, cinepresa e raggi X. La riscoperta del pioniere del cinema tunisino

Chikly a Messina dopo il terremoto del 1908

Bologna, 25 giu. – Reporter di guerra, geniale fotografo, marinaio e appassionato di bicicletta. Albert Samama Chikly è stato questo e molto di più. La XXIX edizione del Cinema Ritrovato che torna in città dal 27 giugno al 4 luglio si presenta con un vasto programma, con più di 420 proiezioni, mostre, incontri e dibattiti. Tre grandi gruppi comporranno la rassegna: La macchina del tempo, la macchina dello spazio e il paradiso dei cinefili. All’interno della prima macroarea ci sarà anche una sezione dedicata al pioniere del cinema tunisino Chikly che girò i primi film africani a partire dai primi anni del Novecento e fino agli anni ’20.

I suoi film si possono dividere in tre fasi: la scoperta degli esperimenti non-fiction, molto probabilmente grazie alle immagini portate in tutto il mondo dagli operatori dei fratelli Lumiere, suoi coevi; la fase bellica della Grande Guerra che lo vide documentarista per l’armata francese e, infine, l’investimento nel cinema di finzione, con due lungometraggi dove apparve anche la figlia Haidée, per lui sceneggiatrice, attrice e montatrice.

Una mostra nella Piazza coperta di Sala Borsa, metterà in luce fino al 21 agosto la vita del fotografo e cineasta e il suo profondo amore per la Tunisia. Chikly era un’artista eclettico e anticonformista. Aperto a tutte le innovazioni della sua epoca, sperimentò il telegrafo senza fili (brevettato da Marconi nel 1896) e la radio e fu il primo a portare i raggi X in Africa. A pochi mesi dalla loro invenzione nel 1895, aprì un suo laboratorio nel quale eseguiva, come recitava il cartello affisso fuori dalla struttura, “radiografie gratuite per i poveri” per conto dell’ospedale di Tunisi.

Con la macchina da presa fece esperimenti unici: scese 40 metri sotto la superficie del mare a bordo di un sottomarino di legno per effettuare riprese subacquee e filmò Parigi, Bruxelles e Tunisi dalla mongolfiera e riprese un’eclissi di luna.

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Altra sua grande passione la bicicletta con la quale, addirittura, si avventurò nel deserto. “Non abbiamo ancora capito come abbia fatto a girare il deserto con la bici – ha detto Cecilia Cenciarelli, ricercatrice della Cineteca di Bologna – ma lui era un grandissimo appassionato, anzi introdusse per primo la bici in Tunisia”. Chikly, infatti, durante la traversata da Tunisi a Ourgla, si fece notare dalla stampa locale algerina per le sue gesta di “velocipedista instancabile”.

Proprio nei viaggi, Chikly coltivò la sua vocazione alla scoperta. A sedici anni s’imbarcò come marinaio verso le Antille e a diciassette raggiunse l’Australia doppiando due volte Capo Horn, uno dei luoghi più temuti dai naviganti dell’epoca. Nel 1908, poi, fu anche a Messina per documentare la devastazione del terremoto che colpì la città, ridotta in macerie. Del suo viaggio da Tunisi a Ourgia rimangono straordinarie fotografie che mostrano il fermento nella capitale nord africana, le feste e i ricevimenti della Tunisi della Belle Époque e la campagna del grande sud del Paese, in cui mostra la vita dei beduini, la raccolta delle olive e l’artigianato. “Aveva anche raccolto molti scritti su questo viaggio, ma il libro che doveva nascerne non fu mai pubblicato – ha aggiunto Cenciarelli – perchè scoppiò la prima guerra mondiale e Chikly divenne reporter di guerra”.

Fu proprio la sua grande passione per la fotografia e la volontà di documentare senza filtri i teatri bellici che segnò la fine della sua vita. Durante la guerra, infatti, non volle mai indossare la maschera anti gas e sviluppò un tumore ai polmoni che lo portò alla morte nel 1934, all’età di 62 anni.

“L’esperienza di Chikly è significativa – ha concluso Cenciarelli – il Mediterraneo all’epoca era molto diverso da quello che vediamo oggi. Un Mediterraneo con tutte le sponde in contatto che guardava ai collegamenti tra i vari Paesi e tra i vari saperi”.

di Martina Nasso

 

 

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