Benedizioni pasquali. Il Comune ci ripensa: “Coinvolto solo chi vorrà”

palazzo d'accursioBologna, 7 mar. – Lunedì prossimo dalle 10 alle 12 dei sacerdoti entreranno nei locali del Comune di Bologna per la benedizione pasquale, rito religioso che andrà avanti fino a mercoledì, tra Palazzo d’Accursio e Liber Paradisus, e che si terrà in orario di lavoro . Una notizia arrivata giorni fa ai dipendenti con una mail firmata firmata Comune di Bologna. E quando la Cgil ha chiesto spiegazioni la risposta è arrivata ancora via mail: chi non gradisce può lasciare l’ufficio per il tempo della benedizione. La cosa ha scatenato l’ira del sindacato che ha protestato e dell’Uaar che si è detto pronto ad una diffida contro l’amministrazione. Nel pomeriggio di oggi la marcia indietro del Comune. Le benedizioni ci saranno sì, ma “nessun dipendente comunale dovrà accompagnare alcun sacerdote lungo i corridoi o sarà costretto ad abbandonare il proprio posto di lavoro”. “Come da prassi consolidata – precisa una nota della Direzione generale del Comune di Bologna – all’interno dei palazzi comunali saranno predisposti spazi per il rito religioso, a cui i dipendenti potranno liberamente partecipare. Ai sacerdoti sarà permesso l’accesso alle residenze comunali e saranno indicati i luoghi per la benedizione”.

Bene la “l’Amministrazione comunale che individua uno spazio specifico, dove sarà compiuta la funzione e quindi non coinvolgendo direttamente i lavoratori sul luogo di lavoro, rispettando così le diverse sensibilità religiose e di pensiero”. Così il segretario della Cgil di Bologna Maurizio Lunghi sulle polemiche legate alla benedizione pasquale negli uffici di Palazzo d’Accursio. “D’altronde, il rispetto delle libertà di culto e di pensiero, sono fortemente radicate nel pluralismo storico della Cgil che, con oltre 5 milioni di iscritti, ha ovviamente al suo interno lavoratori di religione cattolica. Per questo occorre a tutti i livelli della nostra struttura sindacale, ma anche all’esterno, nel dibattito pubblico, saper con equilibrio e sobrietà, praticare il massimo rispetto di tutte le sensibilità. Pensiamo alla dichiarazione dell’Arcivescovo che nei giorni scorsi ha indicato la necessità di edificare una moschea a Bologna. Sono queste le posizioni che apprezziamo- conclude Lunghi- proprio perché intrise di rispetto e di attenzione alle diverse sensibilità”

 

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Il testo della lettera di protesta della Cgil.

Gentilissimi, abbiamo ricevuto notizia di una mail da parte del Comune di Bologna destinata allo staff del gabinetto del Sindaco e staff del Consiglio, relativamente alla benedizione pasquale in programma il 14 marzo 2016 tra le 10 e le 12 nei locali del Comune di Bologna, con il rito religioso che si svolgerà in orario di servizio, nel luogo di lavoro e sarà impartito a tutti gli uffici sopraindicati. Se le informazioni pervenute sono corrette, manifestiamo la nostra netta contrarietà per le ragioni che di seguito esponiamo e inoltre chiediamo: perché una visita pastorale con rito religioso celebrato in orario di lavoro e sul luogo di lavoro? perché tale evento non si svolge in uno spazio riservato alle attività extra lavorative ?

Riteniamo questa pratica lesiva di diritti individuali ed estremamente fuori luogo, per diverse ragioni tra cui:
1) Dare spazio in ambiente lavorativo ad una opzione spirituale obbliga a non negare analogo spazio ad altre. Se lo si facesse sarebbe discriminazione su base religiosa. Vi sono lavoratori atei, agnostici, di religioni diverse da quella della Chiesa Cattolica Apostolica Romana e ragionevolmente di religione cattolica ma contrari a questi atti di culto fuori luogo, ciascuno con i propri valori e le proprie ricorrenze da celebrare. Dunque per tutti o per nessuno. Noi siamo per nessuno, perché non sono accettabili le discriminazioni e troviamo ingestibile la situazione “per tutti”.

2) Le scelte di coscienza sono dati sensibili. Se la partecipazione alla benedizione è facoltativa (ci mancherebbe!) è anche vero che si mette in piazza il fatto di andarci o meno. Non vi è ragione alcuna perché questa informazione sia resa manifesta in orario di lavoro e sul luogo di lavoro.

3) Sul luogo di lavoro e in orario di lavoro si deve svolgere attività lavorativa. La pianificazione e l’invito alla partecipazione come attività ospitata nel luogo di lavoro di una cerimonia religiosa risulta essere la promozione di una forma di assenteismo, una oggettiva distrazione dai proprio compiti. Il caso è ancora più evidente quando alcuni dipendenti sono impiegati nella funzione di accoglienza, controllo, accompagnamento dei religiosi, che in quanto estranei non dovrebbero poi avere accesso agli uffici non al contatto con il pubblico.

4) Ancora più grave e’ la violazione del principio di laicità quando le cerimonie religiose avvengono presso gli Enti Locali, nelle scuole e in luoghi in cui si svolge un servizio pubblico. Il rito religioso è una indebita ingerenza in un luogo che non dovrebbe avere alcuna connotazione ideologica.

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