Benedizioni a scuola. Merola: “Rispetto la sentenza ma non ha risolto niente”

Bologna 12 feb.- Il dibattito sulle benedizioni a scuola “è un dibattito civico e profondamente politico sulla convivenza nella nostra città e non si affronta a carte bollate”. E’ l’opinione del sindaco di Bologna Virginio Merola, che ha commentato con toni critici la sentenza del Tar che ha annullato la delibera con cui un consiglio d’istituto aveva autorizzato nel 2015 le benedizioni, in orario extra-scolastico e con i bambini accompagnati dai genitori. “Questa sentenza – ha detto Merola – andrà rispettata, ma resta il fatto che non è vero e non possiamo accettare tutti che non ci sia uno spazio pubblico della religione. Libera Chiesa in libero Stato, certamente. Ma questo non significa precludere a chi non lo impone, ma lo chiede in modo volontario, l’espressione della propria fede insieme agli altri”. Per il sindaco, “se ci basiamo su questa sentenza, che non ha risolto niente, ma ha lasciato un conflitto aperto e anzi sta aumentando un contrasto, non riusciamo a darci un’ipotesi di convivenza”.

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Le parole del sindaco vogliono essere “un invito e un appello al dialogo”. Perché “forse è arrivato il momento che in questa città su questo si rifletta bene, si creino occasioni di confronto e di dialogo. La politica come al solito ha dato il cattivo esempio: ci sono state proposte di brandire le croci dopo gli attentati degli Isis. Dobbiamo invece tornare ad una considerazione vera e ad un rispetto vero delle religioni, saremo sempre in un quadro di maggiore pluralità”. Bisogna dunque smetterla di “di contrapporre i simboli religiosi, o di agitarli” e lavorare “per l’inclusione”. E “senza precludere che quello che avviene su base volontaria possa in qualche modo fare danno ai diritti degli altri. Qui non si trattava di imporre a quelle scuole la benedizione”. Nel merito, “ciò che mi colpisce di questa sentenza è che definisce la religione un fatto individuale. Francamente no: da quando esistono le religioni, fanno parte della società e della comunità. L’espressione di fede religiosa è sempre un fatto di comunità. Io credo che la cosa principale sia stabilire un clima di dialogo e di confronto. Anche perché stiamo parlando di un caso di benedizione. Francamente mi sembra un po’ esasperato…”. Il tutto “sapendo che la scuola è laica, nel senso che non ha una professione di fede, ci mancherebbe altro. Ma negare che ci siano intere parti di popolazione che professano, anche nella vita pubblica, un sentimento religioso…”. Per il sindaco “la magistratura in questo caso è molto più indietro di come sta andando avanti la nostra società”.(ANSA).

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