Barbarisms: tutto è cominciato a una fermata del bus – Live

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17 mag. – Göteborg, una fermata dell’autobus, qualche anno fa: nei suoi pressi si ritrovano Nicholas Faraone e Tom Skanze, ma i due non si conoscono. Vengono presentati da un terzo uomo, un amico comune, che suggerisce ai due di  formare una band. “E noi l’abbiamo fatto”, ci hanno raccontato a Maps due terzi dei Barbarisms, aggiungendo che è lo stesso amico ad aver scattato la foto di copertina di Browser, disco appena uscito per A Modest Proposal Records. Ma i luoghi in cui si snoda la storia della band non si limitano a Göteborg: lo statunitense Faraone suonava nelle serate “open mic” di Parigi, con repertorio di folk americano, un background molto diverso da quello dello svedese Tom, vicino al math. “Tom si è adattato al mio stile”, ha dichiarato Nicholas, che è quello che poi informa i Barbarisms: un folk alternativo e confidenziale, con un’attenzione ai dettagli di melodie e ai testi poco comune nel panorama odierno.

I due si sono davvero trovati: hanno registrato immediatamente le canzoni che sarebbero poi state raccolte nel debutto nello studio di Robin Af Ekenstam. Tutto liscio? No, perché Robin – che è poi diventato il batterista della band – è stato colpito da cancro per ben due volte: “Una lotta tremenda”, ha chiosato Nicholas, commentando una delle più grandi difficoltà che i Barbarisms hanno dovuto affrontare. Il primo disco ha avuto dei buoni riconoscimenti, ma è Browser che convince per la sua maturità: “Ci siamo detti che era ora di registrare qualcosa e l’abbiamo fatto in due settimane: qualcosa di molto diverso dal primo disco, che è poi una raccolta di canzoni”, hanno raccontato mercoledì scorso i nostri ospiti. “Siamo molto rapidi a produrre, ma tremendi per quanto riguarda la promozione e l’amministrazione del tutto”, hanno ammesso.

E proprio in quest’ambito anche l’Italia ha un ruolo nella storia: infatti è stato un gruppo di ragazzi di Roma a creare un’etichetta per fare uscire Browser e proprio dalla capitale, ai primi di maggio, è partito un tour che ha toccato una decina di città tra Italia e Slovenia. Ora la band ha trovato casa a Stoccolma: “La Svezia mi ha concesso il visto molto facilmente, ma soprattutto è un Paese in cui il governo aiuta i musicisti: la città ci permette di suonare e registrare in uno studio ricavato da una specie di baita del ‘700 nel pieno centro della capitale”, ha detto Nicholas, poco prima di svelare quali sono i dischi dell’isola deserta della band, con cui abbiamo chiuso – come di consueto – la nostra intervista.

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