“Avevamo solo bisogno di un tetto”. Nuova occupazione in città

Bologna, 22 mag.- Circa 150 le persone che all’alba di stamattina hanno occupato l’ex residence di via Emilia Levante 10. Il numero di occupanti però non è definitivo. Spiega , infatti, Giorgio Simbola che appena lo stabile sarà pronto ad accoglierle, si trasferiranno lì un’altra ventina di famiglie con minori che non riusciranno ancora per molto a resistere agli sfratti. “Siccome le istituzioni di Bologna e provincia soluzioni reali non ne hanno”, aggiunge, “il numero di occupanti è destinato ad aumentare esponenzialmente”.

Gli occupanti, appartenenti alla Coalizione Internazionale Sans-Papier e Migranti (Cispm), per la maggior parte sono rifugiati, ma c’è anche una comunità di rumeni, tra loro anche alcune famiglie con circa una quindicina di minori, sia neonati che adolescenti.

Una buona parte di loro proviene dalla Libia. Sono arrivati nel 2011 con la prima prima ondata di rifugiati scappati dal paese per la guerra e sono stati accolti dal programma “Emergenza Nord Africa”. Una volta estromessi dai centri di accoglienza (a Bologna quelli allestiti ai Prati di Caprara e a villa Aldini), però, si son trovati abbandonati al loro destino.

Molti hanno fatto richiesta d’asilo e hanno ottenuto permessi di soggiorno per motivi umanitari che però ormai stanno scadendo e senza un domicilio sono impossibili da rinnovare. “Si trovano in un limbo”, spiega Giorgio, “non hanno protezioni sussidiarie, ma non possono nemmeno essere espulsi. Sono come fantasmi che girano per la città”.

Alcuni provengono dall’occupazione dell’ex scuola Severino Ferrari via Toscana, ma senza acqua e senza luce e con la minaccia di uno sgombero lì non si può vivere e quindi tentano in questa nuova occupazione la fortuna.

L’occupazione dell’ex Residence arriva nella “giornata internazionale di azione per la giustizia sociale e la libertà di circolazione e di residenza” organizzata dal Cispm che vedrà un concentramento a Varsavia per rivendicare documenti per tutti. L’edificio occupato è stato costruito una decina di anni fa ed è disabitato dal 2012, ma ancora in ottime condizioni, anche se mancano acqua e luce. “Appartiene a una grossa compagnia privata”, continua Luca, “con cui, come con le istituzioni bolognesi, stiamo cercando di avviare una trattativa”. È un edificio con un centinaio di mini-appartamenti già arredati con anche elettrodomestici che potrà ospitare circa trecento-quattrocento famiglie. “Una quantità immane di ricchezza lasciata all’abbandono” commenta Giorgio.

In queste ore si sta organizzando la struttura, dividendo gli appartamenti tra le famiglie e capendo quanta parte dello stabile si riuscirà a gestire.

“L’idea è di mettere in piedi un percorso che unisca casa, lavoro e cultura creando per esempio una mensa popolare con le associazioni che si occupano di cibo genuino e a km zero e un ambulatori interno”, spiega Luca.

Stanchi per l’alzataccia ma felici di avere finalmente un posto dove dormire, gli occupanti ci raccontano le loro storie

di Clara Vecchiato

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