Aumenta l’amianto negli acquedotti di Bologna

Bologna, 24 feb. – Il 2015 è stato un anno nero, anzi nerissimo, per la diffusione di amianto negli di Bologna: su 60 campioni prelevati, “il 36% circa è risultato positivo, cioè è stata riscontrata la presenza di alcune fibre fino ad un massimo di circa 20.000 per litro d’acqua”. E’ il dato reso noto da Marco Farina, responsabile dell’unità Salute e tutela ambientale del Comune, che stamattina in commissione ha presentato la versione aggiornata del Piano comunale amianto. I risultati del monitoraggio compiuto nel 2015 sono arrivati da pochi giorni e vanno ancora elaborati, ma intanto l’amministrazione ha comunque deciso di allegarli al Piano di prossima adozione.

Più di un campione su tre è dunque risultato positivo, ma questo “a fronte dell”assenza di normative del settore, che non prevedono limiti- spiega Farina- mentre l’unico esistente in materia è fissato dagli Stati uniti con sette milioni di fibre per litro, quindi siamo diversi ordini di grandezza al di sotto di questo valore”. Fatto sta, pero”, che intanto nel 2015 c’è stato un vero e proprio boom: nel 2014 non si erano registrati campioni positivi e la media storica delle analisi, che a Bologna vengono effettuate dal 1999, si ferma al 7%. Questo tenendo presente che Bologna “è l’unica città italiana di grandi dimensioni che ha eseguito questa massiccia serie storica di informazioni, ma l’amianto negli acquedotti- precisa il dirigente comunale- è presente ubiquitariamente”, cioè in maniera diffusa, “in moltissime realtà italiane ed europee”.

Ad ogni modo, l’incremento registrato nel 2015 è palese “e stiamo studiando cosa possa essere successo”, aggiunge Farina. Hera sta già valutando un’ipotesi, spiega Angelo Bruschi, responsabile Relazioni con gli enti locali della multiutility. Visto l’incremento della presenza di fibre di amianto, “stiamo studiando se è possibile correlarlo ad un incremento più o meno analogo delle rotture” delle tubazioni, spiega Bruschi: “Nel 2015 abbiamo avuto un’estate fortemente siccitosa e queste condizioni sollecitano in particolare le condotte in cemento amianto“. Nonostante l’aumento delle fibre nell’acqua, dunque, non c’è da allarmarsi? “No, nel modo più assoluto. La concentrazione è veramente bassa“, dichiara Annamaria Colacci, dirigente dell’Arpae Emilia-Romagna. Negli ultimi due anni l’Agenzia ha lavorato ad un documento “che abbiamo cercato di fare il più informativo possibile ma anche il più aggiornato possibile, con gli ultimi studi effettuati”, spiega Colacci. “Le conclusioni a cui siamo arrivati, che credo siano condivise anche in ambiente internazionale, sono quelle di sfatare il mito- continua l’esperta- che sia sufficiente una fibra di amianto per poter indurre una patologia seria”. Al contrario, “c’è bisogno di un’elevatissima concentrazione di fibre e di un’esposizione molto lunga- afferma Colacci- perché qualunque tipo di patologia associata all’amianto possa insorgere, sia cancerogena che non cancerogena”.

Livelli di concentrazione, questi, “che si riscontrano solo in alcune tipologie professionali ormai tristemente note”, ad esempio i lavoratori impiegati nella riparazione delle carrozze ferroviarie, oltre che “nelle popolazioni residenti in prossimità degli insediamenti- spiega Colacci- in cui veniva lavorato e prodotto l’amianto. Non è quindi un’esposizione riscontrabile per la popolazione in generale”. Conclusioni “supportate anche dai dati che riguardano la nostra regione”, aggiunge Colacci, grazie allo studio sui casi di mesotelioma registrati e le tipologie di esposizione.

Su Bologna, dal 1996 al luglio del 2015, si parla di 244 casi di mesotelioma maligno (179 dei quali riguardanti uomini), come spiega Antonia Guglielmin dell’Ausl. Considerando che il picco di insorgenza si manifesta a 40 anni dall’inizio dell”esposizione, i casi riguardano lavoratori che l’hanno subita nei decenni passati, spiega Guglielmin, mentre non non si segnalano casi nelle aziende che oggi si occupano di rimuovere l’amianto: il “grosso peso” su Bologna continua dunque ad essere determinato dalle lavorazioni ferroviarie, confermando che i rischi per la popolazione generale sono contenuti. Per quanto riguarda in specifico l’acqua, poi, la concentrazione resta “assolutamente infinitesimale rispetto ai limiti studiati dall’agenzia ambientale statunitense”, spiega Colacci: questi limiti individuano una “dose soglia di sette milioni di fibre per litro e noi- segnala Colacci- siamo stati abbondantemente al di sotto anche nell’unico caso in cui abbiamo visto un innalzamento, quando c’è stato il terremoto del 2012″: nel modenese si arrivò a circa 130.000 fibre per litro. Fu una situazione “per fortuna temporanea“, ma inoltre si restò comunque “parecchi ordini di grandezza al di sotto di quella che e” ritenuta una concentrazione soglia”, ribadisce Colacci. Inoltre, come Arpae “abbiamo lavorato prendendo spunto dal modo di lavorare dell’agenzia statunitense, utilizzando il loro modello- continua l’esperta- per stabilire quanto poteva essere il fattore di rischio di insorgenza di un tumore con quelle concentrazioni”, cioè le 130.000: “Avremmo un caso di tumore ogni miliardo e mezzo di persone”, dunque tre o quattro casi sulla popolazione mondiale, dunque “è veramente un rischio infinitesimale”.

In conclusione, “escludo che questi dati possano costituire un fattore di rischio“, assicura Colacci: “La pericolosità intrinseca dell’amianto è elevatissima, ma il rischio che è determinato dalla concentrazione e dalla durata dell”esposizione è infinitesimale”. Nonostante queste rassicurazioni, il Comune (dopo l”istruttoria pubblica compiuta nel 2014) ha comunque deciso di modificare la prima versione del Piano amianto anche sul tema dell’acqua. Viene innanzitutto inserito un parere dell’Istituto superiore di sanità che chiarisce che “la situazione non dev’essere percepita come rischio incombente per salute pubblica”, sintetizza Farina. Nello stesso documento, però, si sottolinea “l’attenzione per i lavoratori che effettuano manutenzione o sostituzione delle tubazioni” e si raccomanda una “valutazione” della potenziale presenza di amianto se le autorità lo ritengono necessario. Per quanto riguarda lo stato delle condutture, inoltre, “Hera ha fornito un database con l”indicazione dell”indice di rottura calcolato per ciascuna strada in cui si trova una condotta in cemento amianto”, spiega Farina. Infine, “è in corso uno studio sulle caratteristiche di aggressività delle acque”, conclude il dirigente comunale.

(agenzia Dire)

 

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.