Articolo 5 del Piano casa. Frascaroli: “Denunciata per averlo definito infame, ma lo ridico”

frascaroli
Bologna, 24 nov. – Archiviazione per il sindaco di Bologna Virginio Merola e per due assessori della precedente giunta comunale, Amelia Frascaroli, titolare del Welfare e Riccardo Malagoli, riconfermato nell’attuale mandato. I tre rispondevano di abuso di ufficio per la decisione di fornire l’acqua a due edifici occupati abusivamente. Le ordinanze comunali, secondo la Procura che aveva chiesto l’archiviazione, pur violando il ‘piano casa’ del Governo, avevano il fine primario di dare assistenza igienico sanitaria ai minori e agli anziani presenti negli immobili. Un’impostazione condivisa dal Gip Mirko Margiocco, che dopo aver chiesto un approfondimento, ha archiviato il fascicolo.

Dalle verifiche fatte è emerso che da parte del Comune era stata fatta un’istruttoria, seppur informale, per verificare la presenza di bambini all’interno degli immobili in questione, prima delle ordinanze di aprile e maggio 2015.

Soddisfazione da parte dell’ex assessore al welfare Amelia Frascaroli, oggi consigliera comunale a Palazzo d’Accursio. All’epoca Frascaroli definì “infame” l’articolo 5 del Piano Casa, quello che stabilisce il divieto di allaccio dell’acqua nelle occupazioni, e per questo è stata anche denunciata. “Chiunque occupa abusivamente un immobile – recita l’articolo – non può chiedere la residenza né l’allacciamento a pubblici servizi in relazione all’immobile medesimo e gli atti emessi in violazione di tale divieto sono nulli a tutti gli effetti di legge”.

Ho scoperto della denuncia poco dopo una riunione pubblica in cui definii infame quella parte del Piano casa – spiega Frascaroli – spero che questa archiviazione faccia riflettere la persona che ha deciso di denunciarmi. Comunque io lo ridico: l’articolo 5 del piano casa è infame“.

Se Frascaroli ha definito “infame” l’articolo 5 del Piano casa, il sindaco Merola lo definì “una bestemmia e un errore“. Il senatore Pd Sergio Lo Giudice presentò nel marzo 2014 un’interrogazione sul tema, ancora senza risposta. L’annunciato emendamento del democratico Orfini per cancellare l’articolo 5 non si è mai concretizzato. L’associazione Avvocato di strada aveva detto di essere pronta al ricorso sull’articolo 5. “Ma non l’abbiamo mai presentato perché nessuno nessun nostro utente ha finora voluto seguire questa strada”, spiega il presidente dell’associazione Antonio Mumolo.

Per quanto riguarda l’archiviazione per il riallaccio dell’acqua nell’occupazione di via De Maria, dalle testimonianze raccolte dalle difese, sottolinea il giudice Margiocco, emerge infatti che, “seppure in modo sommario”, era stata fatta una verifica sulla presenza di un rilevante numero di minori all’interno delle strutture occupate, il che aveva giustificato la decisione del Comune di procedere alla somministrazione di acqua in favore degli occupanti, data la condizione di urgenza e di rischio che si era venuta a creare; se anche la verifica era stata ‘informale’, “comunque la stessa aveva preceduto le successive decisioni, che non possono quindi dirsi basate su inesistenti presupposti di fatto”. Inoltre, il ‘dolo’ previsto dall’abuso di ufficio, è “destinato a sfumare quando nell’intenzione dei pubblici ufficiali alberghi una (fondata) intenzione di perseguire scopi di natura non egoistica e di curare interessi pubblici come quelli in gioco nella vicenda in disamina (salute, tutela dei minori e delle persone in difficoltà, ordine ed igiene pubblici)”. Il numero e le caratteristiche delle persone coinvolte, a prescindere da tutto, consentiva insomma il ricorso a provvedimenti d’urgenza e a decisioni, come quella inizialmente contestata.

di Giovanni Stinco e Martina Nasso

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