Arriva la riforma delle case popolari. Turn over per 1650 famiglie

pilastro bologna case acerBologna, 10 giu. – No agli alloggi pubblici assegnati a vita, per evitare che continui ad abitarvi chi ha maturato redditi superiori o patrimoni ingenti, e garantire invece l’ingresso a chi davvero ne ha bisogno e in certi casi è da tempo in lista d’attesa. Per questo la Regione Emilia-Romagna ha modificato i criteri per l’assegnazione e la permanenza negli alloggi di edilizia residenziale pubblica (Erp) a favore di chi si trova in particolari situazioni economiche.

La riforma riguarda soprattutto le condizioni necessarie a mantenere il diritto a risiedere nell’alloggio pubblico assegnato: mentre infatti i criteri per accedere agli alloggi rimangono invariati (17.154 euro di Isee e 35.000 di patrimonio mobiliare), per mantenere il diritto alla permanenza la soglia di Isee scende da 34.308 euro a 24.016 e quella del patrimonio mobiliare – prima inesistente – è fissata a 49.000 euro. L’idea della Giunta Bonaccini è quella di garantire un’equa rotazione degli ingressi: i nuovi criteri interesseranno 1.651 nuclei familiari in regione. Ma sono state inserite delle ‘mitigazioni’ e quindi il numero di famiglie interessate potrebbe scendere: spetterà infatti ai Comuni individuare con i propri regolamenti i casi in cui sarà comunque possibile rimanere nell’alloggio nonostante la decadenza del diritto. La deroga potrà riguardare i nuclei vulnerabili o fragili, a condizioni che non superino di oltre il 20% il limite Isee o che non posseggano un patrimonio mobiliare oltre i 58.800 euro. La sospensione potrà essere estesa anche ai nuclei che superano di poco (10%) il nuovo valore Isee e il patrimonio mobiliare. “Queste sono politiche di una giunta di sinistra – ha aggiunto Gualmini – Il senso della riforma è garantire più rotazione, perché non si può restare attaccati alla flebo dell’aiuto pubblico a vita: il tasso di rotazione è dello 0,18% attualmente, e con questa riforma arriverà al 3,6%”.

“E’ un sistema più equo ed efficiente – ha detto Elisabetta Gualmini, vice presidente della Regione e assessore alle politiche abitative – Non ci sarà nessun trauma: questa rivisitazione è stata inoltre firmata con tutte le organizzazioni sindacali”. Durante la presentazione delle nuove norme in Regione, un gruppo di circa 30 persone del collettivo Social Log ha protestato davanti alla sede della Giunta per dire “no al turn over. Accesso garantito alle case popolari a chi ne ha bisogno. Basta politiche lacrime e sangue sulla nostra pelle”, come hanno scritto in uno striscione. I manifestanti hanno criticato la nuova riforma, che ritengono inutile, chiedendo più impegno in merito al patrimonio sfitto di Bologna, che sarebbe di “14.000 immobili in città”, hanno spiegato.

I dettagli della riforma.

Permanenza, si abbassa la soglia Isee
Si abbassa la soglia per mantenere il diritto di permanenza nell’alloggio: viene fissata a 24.016 euro di reddito Iseee a 49.000 eurodi reddito patrimoniale (rispetto all’attuale limite Isee di 34.308 euro, mentre non esistono limiti al patrimonio mobiliare).Naturalmente, chi supererà queste soglie non potrà più abitare negli alloggi Erp.
Si introduce quindi il tema della rotazione degli alloggi. Perché la casa pubblica non può essere, secondo la Regione, un diritto acquisito per tutta la vita, ma, invece, occorre sempre verificare il mantenimento dei requisiti. Anche perché i numeri dicono che sono 35mila in Emilia-Romagna le persone in lista d’attesa per una casa popolare, e il tasso di rotazione oggi è fermo allo 0,2%.
In ogni caso, spetterà poi ai Comuni individuare nel proprio regolamento i casi per i quali è prevista la sospensione della decadenza del diritto di permanere nell’alloggio pubblico. La deroga potrà riguardare i nuclei ritenuti vulnerabili o fragili, a condizione che non superino di oltre il 20% (28.820 euro) il limite Isee o che non posseggano un patrimonio mobiliare superiore a 58.800 euro.
La sospensione potrà essere estesa anche ai nuclei che superano di poco (10%) il nuovo valore Isee di 24.016 e a quelli il cui patrimonio mobiliare, al netto della scala di equivalenza (parametro che fa riferimento al numeri dei componenti del nucleo familiare) supera per un massimo del 10% il limite di 49.000 euro.

Canone oggettivo
Si cambia anche per quanto riguarda il canone d’affitto. Per stabilirne l’entità, viene introdotto il canone oggettivo, che corrisponde a un sistema di calcolo più semplice, oggettivo e omogeneo fra tutti i territori regionali.
Il canone oggettivo tiene conto di una serie di indicatori, quali la superficie netta dell’alloggio, alcune delle sue caratteristiche qualitative (livello del piano, dotazione di ascensore, cortile, giardino, terrazzo e anno di costruzione), l’ampiezza demografica del Comune di ubicazione dell’alloggio (fino a 10.000 abitanti, oltre 10.000, capoluogo di Provincia) e la zona (rurale o urbana) , che determinano tre distinte fasce di canone (bassa, medio, alta).
Si conferma una “fascia di protezione” (7.500 euro) per le famiglie a basso reddito che potranno usufruire di una sorta di canone sociale determinato in base al solo reddito del nucleo.
Al 31 dicembre 2014 i nuclei in tale fascia erano il 58% dei 51.258 che alloggiano nelle case popolari. Sono previste anche alcune agevolazioni per i nuclei familiari che, pur non rientrando nella fascia di protezione, hanno un reddito inferiore ai 17.154 euro, ai quali potrà essere concesso uno sconto sul canone di affitto fino al 35%.
Resta invece invariata la soglia per accedere agli alloggi pubblici (17.154 euro di Isee e 35.000 euro di patrimonio mobiliare),
I nuovi limiti di reddito entreranno in vigore dopo l’approvazione da parte della Giunta regionale e la pubblicazione del provvedimento sul Bollettino ufficiale telematico della Regione Emilia-Romagna (Burert), mentre le nuove modalità di calcolo del canone di affitto verranno applicate a partire dal 1^ gennaio 2017.

La situazione dell’Edilizia residenziale pubblica In Emilia-Romagna
In Emilia-Romagna il patrimonio di edilizia residenziale pubblica (Erp), gestito perlopiù dall’Acer, comprende attualmente oltre 55.000 alloggi, il 97% dei quali di proprietà dei Comuni. Le case occupate sono 51mila (92% del totale) e 2mila (3,6%) quelle che pronte per essere assegnate perché non necessitano di alcun intervento di ristrutturazione. I nuclei familiari composti da una o più persone in lista di attesa per l’assegnazione di un alloggio Erp sono 35mila e ogni anno vengono assegnati meno di 3mila appartamenti. Attualmente nelle case popolari vivono 120mila persone, delle quali 87mila (73%) sono italiane, 2.446 comunitarie (2%), 30.200 extracomunitarie (25%); Marocco, Albania e Tunisia le cittadinanze più rappresentate. La classe di età più presente è quella degli ultra 65enni, circa il 25% (30mila); 24mila (20%) sono minorenni.

I nuclei familiari sono 51.258, 19mila dei quali (37%) sono composti da una sola persona e 15mila (30%) da due persone.

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