“Di’ che a quelle cene c’eri anche tu”. Si dimette il capoufficio stampa di Apt

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Aggiornamento: Ha rassegnato le sue dimissioni il capo ufficio stampa e responsabile della comunicazione dell’Apt Servizi, Fabio Grassi. E’ quanto comunica, in una nota, la presidente dell’Apt Servizi, Liviana Zanetti. Sulla vicenda, viene spiegato, Apt è già al lavoro per chiarire se quanto pubblicato dal quotidiano risponda a verità e “nel contempo – argomenta la stessa presidente – ho accettato le dimissioni volontarie del capo ufficio stampa e responsabile della comunicazione, Fabio Grassi, motivate dalla volontà di tutelare l’immagine dell’Azienda e dell’intera attività di comunicazione turistica condotta fino ad oggi”.

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Bologna, 9 ago. – “Insomma puoi sostenere questa tesi che siamo andati a mangiare insieme per parlare dei problemi di Cesenatico? Perché, se ti chiama un giudice supremo della Corte e ti chiede questa cosa, tu gli dici no, non c’ero? Che cosa ti costa?”. Il virgolettato è di Fabio Grassi, capo ufficio stampa di Apt, l’azienda regionale che si occupa di promuovere il turismo in Emilia-Romagna.  Grassi, ha raccontato il Corriere di Bologna, avrebbe chiesto alla giornalista Anna Budini di mentire su alcune cene, messe a rimborso a suo nome ma a cui lei non hai mai partecipato. “Mi dispiace, ho usato il tuo nome, ma l’ho fatto in buona fede per nascondere il fatto che altrimenti non mi avrebbero rimborsato la cena”.

Una notizia, quella raccontata dal Corriere, che rende ancora più scottante la vicenda delle cene, degli hotel e dei massaggi pagati ai giornalisti da Apt. Visto il caso sollevato dal quotidiano bolognese, l’assessore regionale al turismo Andrea Corsini chiede ora spiegazioni ai vertici dell’azienda. “Chiedo ad Apt di verificare immediatamente se i fatti riportati stamani da un quotidiano bolognese rispondano a verità. Se le risposte che arriveranno dovessero confermare le rivelazioni fatte dal quotidiano, mi aspetto che nei confronti di chi è stato protagonista della vicenda vengano assunti i provvedimenti disciplinari del caso. Perché, e ci tengo a chiarirlo, la Regione Emilia-Romagna, di cui Apt Servizi è strumento operativo in tema di turismo, ha tra i propri principi guida innanzitutto quello dell’onestà e della trasparenza, e su questi principi siamo assolutamente intransigenti”. L’assessore chiede “tempi rapidissimi” perché “non si possono tollerare eventuali comportamenti che gettino discredito sull’Istituzione e sulla corretta gestione delle risorse pubbliche”.
corriere di bologna apt Fabio Grassi

Il caso Apt era stato aperto a fine luglio dal Movimento 5 Stelle, con la consigliera regionale Raffaella Sensoli che ha denunciato una serie di servizi giornalisti “sovvenzionati” da Apt con varie forme di rimborso spese. “Spot mascherati da cronaca” secondo i grillini che hanno annunciato di voler andare alla Corte dei Conti. E che ora, dopo l’articolo del Corriere di Bologna, annunciano di voler presentare un esposto in Procura per individuare le responsabilità “visto che – questa la valutazione dei 5 Stelle – le ipotesi di reato che si prefigurano vanno dalla truffa alla tentata corruzione”.

Soggiorni in hotel a 5 stelle, pranzi e cene in ristoranti di lusso – scriveva a fine luglio Sensoli – E poi giri in Ferrari, trattamenti termali, caccia al tartufo e corsi di cucina. C’è questo e molto altro nel lungo elenco delle spese che la Regione Emilia-Romagna, attraverso l’Agenzia per la promozione del turismo (Apt), riserva ai cosiddetti educational tour, ovvero le attività di promozione turistica riservate ai giornalisti sia italiani che esteri. Il meccanismo è semplice: io (Regione) ti offro ospitalità in Emilia-Romagna, tu (giornalista) torni in redazione e racconti quello che hai visto attraverso servizi tv, articoli di giornale, blog. Senza mai specificare che in realtà si è trattato di una vacanza all inclusive dove chi scrive, o il giornale per cui lavora, non ha speso nemmeno un centesimo”.

L’assessore Corsini ha difeso pubblicamente le pratiche di marketing di Apt, basate anche sul pagamento di soggiorni, hotel, cene ed altro ai cronisti (di tutto il mondo e di tutta la regione) per raccontare l’Emilia-Romagna. “I costi sostenuti sono di gran lunga inferiori rispetto alle tradizionali campagne pubblicitarie sui media, il rapporto è di uno a dieci”, aveva spiegato Corsini.

Nella denuncia dei 5 Stelle è citato anche il presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna, l’inviato Rai Antonio Farnè. La sua posizione sarà valutata dal Consiglio territoriale di disciplina. In un comunicato 5 consiglieri dell’Odg ricordano che  il Testo Unico dei Doveri del Giornalista vieta di accettare “privilegi, favori, incarichi, premi sotto qualsiasi forma (pagamenti, rimborsi spese, elargizioni, regali, vacanze e viaggi gratuiti) che possano condizionare la sua autonomia e la sua credibilità”.

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