Angelo Panebianco contestato a lezione due volte in due giorni

Bologna 23 feb.- Dopo l’irruzione degli attivisti del collettivo Cua c’è stata una nuova contestazione ad Angelo Panebianco, il docente di Scienze Politiche dell’università di Bologna che è anche editorialista del Corriere della Sera. A interrompere la sua lezione di “Teorie della pace e della guerra” questa volta sono stati alcuni studenti aderenti all’assemblea di Scienze Politiche. Nel comunicato diffuso dagli attivisti c’è scritto che Panebianco avrebbe avuto una reazione scomposta e se n’è andato dall’aula.

Al docente è contestato di essere un “guerrafondaio”, che con i suoi editoriali sul Corsera “dà indicazioni dirette ai politici su cosa fare”,  ” con le sue lezioni all’università si arroga il diritto di scrivere e riscrivere la storia, con i suoi intrallazzi ai vertici dell’Unibo e della scuola di Scienze Politiche decide le gerarchie accademiche”.

Su Youtube è presente un video, realizzato dai contestatori, dove non si vede nulla tranne una sedia e dei fogli (per non far riconoscere i contestatori) e si sente l’audio della discussione tra gli attivisti e il docente che rifiuta l’epiteto di “guerrafondaio”.

La procura di Bologna procederà per interruzione di pubblico servizio, ha fatto sapere il procuratore aggiunto Valter Giovannini. Al professore è arrivata la solidarietà dalle istituzioni e dalla politica, dal presidente della regione bonaccini al presidente dei senatori pd Luigi Zanda. Poi c’è anche Romano Prodi, che ha commentato il blitz di ieri in mattinata, poco prima della contestazione. “Roba da matti, è un’infamia, mi sembra proprio che vogliamo ripercorrere un passato che, se Dio vuole, non c’era più. Trovo la cosa brutta – ha detto il professore – non solo riprovevole ma fuori dal momento storico. Ripetono vecchi riti: spero sia stata una scivolata di alcune persone e non un’ondata che ricorda brutte cose del passato”.

Solidarietà a Panebianco arriva anche dal prof. dell’Alma Mater Roy Menarini. “Ieri non ero intervenuto, sperando si trattasse del solito caso isolato. E me ne pento. Lo faccio oggi dato che l’incidente si ripete – scrive su facebook il docente di cinema e industria culturale – Visto che non ho alcuna simpatia per le posizioni politiche del mio collega (condividiamo l’essere professori dell’Ateneo di Bologna e le pagine del Corriere della Sera, sia pure locali nel caso del sottoscritto), a maggior ragione mi sento di tributargli tutta la mia solidarietà. Interrompere e impedire una lezione, nella mia scala dei valori (e del buon gusto), è una scelta irragionevole e idiota, non fosse per il fatto che un tempo i professori universitari venivano bloccati e cacciati dai fascisti. E che oggi vengono bloccati e ridotti al silenzio dal regime in Egitto, dove per di più un nostro connazionale è appena stato ucciso perché faceva ricerca. Che qualcuno creda di fare cosa buona e giusta con questi metodi mi fa pensare a quante cattive letture e cattivi discorsi debbano aver dato ascolto costoro. Forse semplicemente dovevano studiare di più. Andare di più a lezione, insomma, senza interruzioni”.

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