Anche Merola vuole chiudere l’Aula C. La difesa degli attivisti

Bologna, 12 nov. – Dopo il Rettore arriva il Sindaco. Se Dionigi aveva parlato dell’Aula C autogestita di Scienze politiche come di una “situazione insostenibile“, Virginio Merola è ancora più netto e esplicito. “E’ ora di – ha detto il primo cittadino – di concludere quell’esperienza di occupazione. ‘C’ sta per chiudere e credo che sia proprio ora di farlo”.

Autogestita dagli anni 90, l’Aula C ha convissuto negli anni con i vertici dell’Università, tra prove di dialogo e tante incomprensioni. Dopo l’aggressione al cronista del Resto del Carlino Enrico Barbetti e le indagini sugli assalitori condotte dalla Digos che guardano proprio ai frequentatori abituali dell’aula, per l’autogestione di via Strada Maggiore la situazione è precipitata. “La privatizzazione di spazi pubblici non può essere tollerata – ha aggiunto Merola – Non c’è nessuna ideologia che lo può giustificare, ammesso che ne abbiano una questi personaggi che picchiano gli altri e impediscono loro di parlare. Farei fatica a dar loro una dignità politica. Quindi, conclude il primo cittadino, mi auguro che al più presto l’aula C sia restituita agli studenti veri”.

Provvedimenti verso l’aula non dunque sono esclusi, in arrivo potrebbe esserci il sequestro degli spazi.

“E’ cominciata di nuovo la caccia alla streghe“, replicano gli attivisti dell’Aula C citando la celebre canzone di lotta e di rivolta di Alfredo Bandelli. In un lungo comunicato pubblicato sul blog dell’aula gli attivisti raccontano cos’è per loro quello spazio, “quattro mura all’interno dell’università” frequentate da “persone” e gestito da un’assemblea orizzontale, e cosa non è, cioè “un collettivo”. Il testo prende di petto le accuse che potrebbero anche portare alla chiusura dello spazio autogestito, e cioè l’aggressione al giornalista del Carlino. “L’aula C non risponde dell’azione dei singoli che la attraversano, quand’anche questi singoli siano implicati nei fatti di sabato, il che comunque è tutto da provare”. Nel comunicato viene rivendicato l’assalto all’auto di Salvini (definito un “razzista” che “va a braccetto con i fascisti”).

Poi si affronta la vicenda del pestaggio del giornalista. Queste le parole usate dall’assemblea dell’Aula C in riferimento al cronista mandato all’ospedale: “Uno di quelli che sa fare il suo mestiere, che sa da che parte stare, sa come aizzare l’opinione pubblica sul nemico di turno. Uno che scrive sui giornali nomi, cognomi, indirizzi. Uno che è complice dell’incarcerazione di alcune persone, perché infamate. Uno che per mestiere scrive quello che la questura gli dice di scrivere, e che viene ben ricompensato. Uno che evidentemente ha problemi deambulatori e che pensa così di ottenere una tredicesima anticipata”. Seguono critiche al Resto del Carlino e un inno al conflitto sociale “che si sta diffondendo”, a Bologna come altrove. E sul problema delle feste notturne in Strada Maggiore, il comunicato, dopo aver fatto presente che in realtà sono organizzate da varie realtà e collettivi, si chiude con una domanda: “Bisognerebbe interrogarsi sul perché improvvisamente sia diventato un problema, forse per creare capri espiatori che distolgano lo sguardo dai problemi reali”.

Intanto in Strada Maggiore è apparso una falsa locandina del Resto del Carlino. “Vendemmia anarchica. Clamoroso Barbetti: ‘Tutto falso, ero ubriaco e sono inciampato“. Accanto a quella dedicata al giornalista, altre locandine non firmate ironizzavano su temi di cronaca, dalle spese dei consiglieri regionali al neo-presidente del Bologna calcio Joe Tacopina.

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.