Alfredo’s Way


Un fiume di parole.
Qualche spruzzo di questo fiume tracima dalle onde di Punto Radio e arriva a noi, sulle nostre sponde. Il fiume di parole è quello del candidato Cazzola che giovedì scorso ha esternato, come di consueto, dalle frequenze di quella che fu la gloriosa emittente fondata da Vasco Rossi.
E’ da prima del faccia a faccia che il candidato Cazzola esterna su di noi, gli abbiamo sempre risposto con molta cortesia e misura. Stavolta però le parole di Cazzola sono pesanti.
Prima afferma che durante il faccia a faccia nei nostri studi i suoi collaboratori, e in particolare la sua addetta stampa Delisa Merli, sarebbero stati minacciati.

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Successivamente dice di “avere la certezza, (anzi no, il sospetto..)” che le prime telefonate a lui rivolte fossero pilotate, evidentemente al solo scopo di danneggiarlo.

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Il candidato Cazzola, afferma testualmente che: “ai numeri indicati da RCdC non rispondeva nessuno …”, poi prosegue e alza il tiro: “noi abbiamo la certezza, che forse non siamo in grado di provare, abbiamo il sospetto, diciamo così, che le prime tre o quattro domande, che erano rivolte a me, tutte strumentali e faziose, erano portate avanti da cittadini che avevano un numero telefonico che non era quello usualmente indicato da Radio Città del Capo”.
Insomma, per il candidato Cazzola, che peraltro era già stato ospite due volte nei nostri studi, così come hanno fatto gli altri candidati, compresi i candidati alla Presidenza della Provincia, si è trattato di un trappolone in piena regola.
Quelle di Cazzola sono accuse infamanti che non meriterebbero commento, scriviamo queste note solo per il rispetto che dobbiamo ai nostri abbonati e ascoltatori.


Caro candidato Cazzola, partiamo dalla prima questione, le presunte “minacce” alla sua addetta stampa. Premesso che è più agevole dare lo smalto alle unghie di una tigre che cercare di parlare pacatamente con Delisa Merli (figuriamoci minacciarla), ci spiace doverle dire che è stato male informato.
Quello che è avvenuto dietro le quinte, mentre lei era impegnato nel faccia a faccia con Delbono, è ben altra cosa.
Per carità di patria abbiamo evitato di enfatizzare quello che è successo, basta però leggere la cronaca fatta da Andrea Bonzi sull’Unità di martedì scorso per averne un’idea. Bonzi, e con lui i fotografi indipendenti e diverso personale della radio hanno visto la sua addetta stampa venirmi addosso brandendo un telefonino e urlare “adesso mi spieghi perché il telefono suona libero”, hanno assistito alla scena in cui la Merli diceva (a che titolo poi?) che il confronto doveva chiudersi lì, hanno visto, (come abbiamo visto tutti dalle foto che pubblichiamo), la Merli fare irruzione in regia dove i nostri giornalisti stavano conducendo la trasmissione e hanno visto il sottoscritto portarla fuori, per poi farla rientrare in mia presenza per spiegarle dettagliatamente il funzionamento della messa in onda delle telefonate, facendole constatare, di persona, che appena arrivava una chiamata veniva messa in attesa sul mixer. Lei dice di avere certezze, anzi sospetti. Noi invece siamo sereni, le abbiamo già spiegato – e possiamo provare – che nessuna “trappola” è scattata nei confronti del candidato Cazzola.
Ma la cosa non è finita lì. Abbiamo dovuto assistere alla scena penosa del suo “spin doctor”, che apostrofava gli ascoltatori che ponevano legittime domande e insultava l’addetto stampa di Delbono, Luca Molinari, urlandogli frasi del tipo “servo della DDR”, “tirapiedi”, “ti disprezzo”. Abbiamo dovuto invitare più volte i suoi collaboratori a comportarsi in maniera più civile perché le urla erano cosi alte che rientravano nei microfoni della messa in onda.
Questo è quello che è successo, altro che minacce.

Infine teniamo a dirle una cosa: quando abbiamo affermato che ambedue i contendenti, Lei e Delbono, qui giocavano in trasferta, non era una frase buttata lì.
Vent’anni fa abbiamo costituito una cooperativa di giornalisti indipendenti proprio per non dover subire le pressioni di nessuno: di partiti, liste o movimenti della sinistra, ma nemmeno le sue.
Noi le abbiamo garantito un dibattito regolare non perché costretti, ma perché è un suo diritto, perché crediamo che i diritti siano di tutti e non solo di chi la pensa in modo più o meno simile a noi.
Se un candidato si fosse anche solo permesso di proporci di aiutarlo o di pilotare delle telefonate avrebbe avuto il suo avere, lo avremmo pubblicamente sbugiardato, senza preoccuparci del fatto di poter avvantaggiare qualcun altro.

Avremmo preferito congedarci da questa campagna elettorale in modo diverso.
C’è modo e modo per fare i giornalisti, per vincere o per perdere un’elezione, per guardare in faccia gli altri. A ognuno il suo.

Paolo Soglia

foto di Mario Carlini / Iguana Press

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