Aldrovandi. Il Sap difende gli agenti. Moretti: “No alle revisioni, fu menzogna e violenza”


Bologna, 7 apr. – Il sindacato autonomo di polizia Sap ha annunciato di voler fare ricorso contro la sentenza della Corte dei Conti, che a marzo ha imposto ai 4 agenti già condannati per la morte di Federico Aldrovandi di risarcire il Ministero dell’interno con 560mila euro. Nella notte del 25 settembre 2005 in cui è morto Federico, spiega il segretario del Sap Gianni Tonelli, i 4 agenti che sono intervenuti hanno agito “bene” e seguito diligentemente le procedure. Se qualche responsabilità c’è stata, è la tesi del sindacato, allora è tutta da attribuirsi a protocolli ministeriali che da sempre impongono un intervento pericoloso e potenzialmente mortale, dice il Sap. Insomma, nessuna responsabilità personale per gli agenti, e infatti il sindacato si dice pronto a chiedere anche la revisione del processo.

Il Sap in conferenza stampa ha mostrato un video (senza sonoro “per un problema tecnico”) usato nelle scuole di Polizia, in cui si mostra un’operazione di immobilizzazione a terra seguita da ammanettamento. “I 4 agenti hanno rispettato i protocolli”, ha detto il segretario del sindacato Tonelli commentando le immagini. Ma nel video (qui sopra) si sente ad un certo punto la voce dell’istruttore che pone dei limiti ben precisi. “Data la particolare posizione l’operatore non dovrà mai gravare col proprio peso sul corpo del perquisendo, dovrà limitarsi soltanto a effettuare un controllo per la buona riuscita delle operazioni”.

“Il Sap continua a ribadire concetti smentiti mille volte da tutte le sentenze – dice la madre di Federico, Patrizia Moretti – e se quello che dicono loro è vero allora vuol dire che dobbiamo avere paura, perché i poliziotti applicando le procedure rischiano di ucciderci. E comunque voglio ribadirlo: a uccidere Federico non è stato il contenimento in sé, ma il pestaggio di quattro persone contro un ragazzino. Quindi le tecniche di ammanettamento sicuramente andranno riviste, ma non sono la causa della morte di mio figlio”.
twitter moretti

Interviene anche l’avvocato della famiglia Aldrovandi, Fabio Anselmo. Anselmo, chiamato in causa direttamente da Tonelli (“Chiedete a Anselmo, ha detto che gli agenti sono senza responsabilità”), ha diramato un comunicato in cui si parla di “strabilianti interpretazioni” da parte del Sap. “La corte dei conti ha stabilito – ricorda Anselmo – che il comportamento degli agenti è stato gravemente anti doveroso incontestabilmente e inequivocabilmente gravemente contrario ai propri doveri d’ufficio, e che vi è palese discordanza tra modello comportamentale a cui fare riferimento e quello concreto adottato dagli agenti di polizia che avrebbe necessitato maggiore auto controllo e maggior ponderazione degli elementi causali presenti e maggiore capacità di adottare la migliore e meno dannosa soluzione comportamentale, con condotte (citando la corte di cassazione) specificatamente incaute e drammaticamente lesive individuate da un lato da una serie di colpi sferrati contro il giovane, dall’altro nelle modalità di immobilizzazione del ragazzo accompagnate dalla protratta pressione esercitata sul suo tronco”. Continua il legale: le sentenze hanno evidenziato “che gli agenti non agirono affatto perché costretti dalla necessità di difendere un proprio diritto”.

“Federico Aldrovandi – attacca il legale – aveva sul suo povero corpo 54 lesioni inferte dai colpi subiti “ciascuna suscettibile di autonomo procedimento pensale. Ben 2 manganelli sono stati spezzati durante quell’intervento. Lo stesso condannato Pontani in una telefonata con la centrale operativa agli atti parla in termini l’abbiamo bastonato di brutto per mezz’ora . Non v’è dubbio alcuno che proprio ai sensi della corte europea dei diritti dell’uomo di cui oggi si parla, quegli atti e comportamenti avrebbero un nome solo a loro definizione : Tortura“.

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