Conferenza Aids 2018. “Non siamo untori, la ricerca lo conferma”

22nd International AIDS Conference (AIDS 2018) Amsterdam, Netherlands. Copyright: Matthijs Immink/IAS COMMUNITY MARCH IN AMSTERDAM

Bologna, 30 lug. – Zero contagi tra chi usa efficacemente i farmaci per sieropositivi. E’ il risultato della ricerca sul rischio di trasmissione di Hiv fra coppie gay, in cui il partner sieropositivo ha una presenza del virus talmente bassa da essere non rilevabile, grazie ai trattamenti farmacologici.

Lo studio, denominato Partner2, è stato presentato alla International Conference Aids che si è tenuta ad Amsterdam dal 23 al 27 luglio. “Non siamo untori. Non rilevabile = Non trasmissibile” spiega Sandro Mattioli, presidente di Plus Onlus, che ha partecipato alla conferenza e che sottolinea il forte impatto sociale della ricerca sullo stigma sociale associato alle persone sieropositive: “Basta con le discriminazioni. Basta con le discriminazioni dei gay che vivono con Hiv anche da parte di altri gay. Non ci sono più scuse” è la conclusione del presidente dell’associazione che a Bologna effettua gratuitamente test per la rilevazione del virus Hiv.
A livello scientifico, conferma Lorenzo Badia, infettologo del policlinico Sant’Orsola, “i dati sono ormai incontestabili”, cioè se virus non è rilevabile non è contagioso. Ma nella realtà dei pazienti non è così: “Purtroppo il messaggio non viene dato così chiaramente dai medici” riflette l’infettologo. Continua ad esistere una forte diffidenza nei confronti delle persone sieropositive e l’idea della contagiosità persiste, a torto, anche nei riguardi di coloro che seguono la terepia farmacologica.


Manca ancora una presa di posizione pubblica delle istituzioni sanitarie, accusa Mattioli: “Un comunicato dell’Istituto Superiore di Sanità o della Società Scientifica di Infettologia non si è mai visto”.
La situazione sembra essere la stessa anche in Portogallo, dove vive Paolo Gorgoni, attivita di Plus Onlus che alla conferenza internazionale Aids di quest’anno ha portato il racconto di come il suo lavoro performativo come Drag Queen l’abbia aiutato, insieme a suo attivismo, a superare la depressione in cui molte persone sieropotive rischiano di cadere. Gorgoni ha fatto dichiarato pubblicamente la sua sieropositività proprio sul palco di Lisbona del Gay Pride, rompendo un tabù ancora molto forte nella società portoghese. D’altra parte il Comune di Lisbona, racconta ancora Gorgoni a Radio Città del Capo, “si è impegnato a raggiungere gli obiettivi Onu 90-90-90”, cifra che si riferisce alla percentuale di diagnosi, di persone diagnosticate in terapia e di persone in terapia con virus non rilevabile. Qual è la situazione in Italia? Bene solo per il terzo dato. “Quello che manca è la percentuale di diagnosi“, spiega Badia, “si stimano in Italia 130.000 persone di cui solo 90.00 sono agganciati dai centri di cura. Abbiamo ancora troppe persone che non si testano e arrivano alla diagnosi solo quando l’Hiv ha cominciato a fare danno all’organismo”. “La soppressione della carica virale non è tutto”, aggiunge ancora Badia, “bisogna anche che le persone sieropositive abbiano una buona qualità di vita e una buona assistenza sanitaria e su questo dobbiamo lavorare”.

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.