Aemilia parte seconda. Nuovi arresti e sequestri per 300 milioni

Bologna, 16 lug. – La ricchezza della ‘ndrangheta emiliana veniva riciclata in società di capitali, intestate a prestanome e impegnate nella realizzazione di importanti contratti d’appalto all’estero. E’ questo il nuovo filone dell’inchiesta antimafia Aemilia che a gennaio aveva visto l’esecuzione di 117 arresti. Nuove custodie cautelari per nove persone, 19 indagati e sequestri per oltre 330 milioni di euro sono state eseguite in Emilia-Romagna, Lombardia, Calabria e Lazio da oltre 300 carabinieri dei comandi provinciali di Modena, Parma, Reggio Emilia e del Ros, supportati da elicotteri e unità cinofile.

L’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del tribunale di Bologna scaturisce dall’indagine coordinata dal procuratore capo Roberto Alfonso e dai Pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi. Gli investigatori ritengono che le condotte dei prestanome arrestati abbiano garantito alla cosca la continuità delle attività d’impresa anche dopo gli arresti eseguiti a gennaio.
“Abbiamo appurato che fino a qualche giorno fa l’attività continuava” ha detto il procuratore di Bologna, Roberto Alfonso. “Dal carcere continuavano a gestire affari dando disposizioni all’esterno, facendo sì che l’attività economica delle aziende continuasse in modo fruttuoso. C’era l’esigenza di interrompere anche in questo modo l’attività delittuosa che continuava nonostante le misure cautelari di gennaio”.

Arrivano gli arresti per il filone dell’inchiesta mentre arriva la conferma che l’udienza preliminare del processo Aemilia “si farà a Bologna in un padiglione della fiera”. Il presidente del tribunale Francesco Scutellari ha parlato di “risultato raggiunto grazie alla concreta collaborazione della Regione Emilia-Romagna, che mi ha formalmente comunicato con una lettera la disponibilità a sostenere sul piano economico parte delle spese per permettere lo svolgimento del processo a Bologna”. Inizialmente erano sorti dubbi per la mancanza di un’aula bunker abbastanza capiente in città.

anche Nicolino Grande Aracri, considerato il boss della ‘ndrangheta emiliana, strutturalmente autonoma rispetto alla cosca cutrese di cui costituisce derivazione storica. Oltre che per Grande Aracri, già detenuto per altre vicende, il carcere è stato disposto anche per Alfonso Diletto e Michele Bolognino, accusati di essere tra i capi dell’organizzazione sgominata dall’ondata di arresti di gennaio, e per Giovanni Vecchi; i domiciliari per Domenico Bolognino, Jessica Diletto, Francesco Spagnolo, Patrizia Patricelli e Ibrahim Ahmed Abdelgawad. Sono indagati a vario titolo e in concorso tra loro di trasferimento fraudolento di valori con l’aggravante di aver agito per agevolare l’attività dell’associazione mafiosa. Ad Alfonso Diletto, Vecchi e Patricelli è contestato pure l’impiego di denaro, beni o utilità di illecita provenienza, anche in questo caso aggravata.

Le perquisizioni dei carabinieri di questa mattina hanno interessato a Parma anche tre avvocati non indagati, che hanno seguito gli affari di alcune delle persone indagate dalla Procura di Bologna. Gli investigatori stanno portando avanti accertamenti nei confronti di alcune delle imprese sotto sequestro per degli investimenti in Africa, e precisamente in Costa d’Avorio. Per il procuratore di Bologna, Roberto Alfonso, questa tranche di indagine dell’inchiesta Aemilia “è un approfondimento di un filone particolare dell’indagine che riguarda esclusivamente gli aspetti economici”, ma nuovi filoni protrebbero venire aperti a partire dall’inchiesta Aemilia, “un lavoro che durerà anni”.

 

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