Aemilia. Rinvio a giudizio per 147 persone

Bologna, 21 dic. – Rinvio a giudizio massiccio all’udienza preliminare del maxi processo di ‘Ndrangheta Aemilia, in corso a Bologna. Esclusi coloro che procedono per rito abbreviato, sono 147 gli imputati che andranno a dibattimento. Tra gli imputati rinviati a giudizio ci sono Michele Bolognino, l’unico presunto boss che non ha scelto il rito abbreviato (che in caso di condanna prevede lo sconto di un terzo della pena), l’imprenditore Bianchini di Modena (per lui l’accusa di concorso esterno nell’associazione), l’ex calciatore campione del mondo Vincenzo Iaquinta e il padre Giuseppe. L’ex attaccante della Juventus risponde della violazione di reati di armi, con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso. Al padre Giuseppe, imprenditore, è contestata la partecipazione nell’associazione Tra quelli che hanno optato per il rito abbreviato ci sono invece i principali presunti boss della cupola ‘Ndranghetista emiliana, a partire da Nicolino Grande Aracri. A processo andranno organizzatori dell’associazione, come Gaetano Blasco e Antonio Valerio, i due che in una conversazione intercettata ridevano delle scosse del Sisma del 2012; poi partecipanti come Gianluigi Sarcone, Pasquale Brescia, Antonio Muto e Alfonso Paolini, imprenditori come i Vertinelli di Reggio Emilia e Gino Gibertini.

La Dda di Bologna (pm Marco Mescolini, Beatrice Ronchi ed Enrico Cieri) con Aemilia ha scoperchiato la cupola di ‘Ndrangheta che, secondo quanto emerso dalle indagini, ha operato nell’ultimo decennio nell’area emiliana e di Reggio Emilia e di modena in particolare.
Sono finiti nei guai politici dei territori di Reggio Emilia e Parma, imprenditori, poliziotti e giornalisti. Una trentina le parti civili, tra le quali enti locali, associazioni e Ordine dei giornalisti-Aser, che hanno seguito le posizioni dei propri iscritti che avevano subito pressioni dai clan nell’esercizio del proprio lavoro di cronisti. I due imputati per cui è stato pronunciato il non luogo a procedere sono invece un livornese di 53 anni, accusato di un essere un prestanome, e una donna russa di 26. La prima udienza del processo è prevista per il 23 marzo 2016 a Reggio Emilia.

Abbiamo chiesto un commento a Sabrina Pignedoli, giornalista del Resto del Carlino che subì minacce per i suoi pezzi sull’indagine e autrice del libro Operazione Aemilia.

Ma il ‘grosso’ della partita contro l’organizzazione ‘ndranghetistica che, nell’ipotesi della Procura, seppur legata alla famiglia Grande Aracri di Cutro, agiva in Emilia con una propria forza autonoma e localizzata, si giocherà ancora una volta nell’aula speciale realizzata in un padiglione della Fiera di Bologna, a partire dall’11 gennaio: tra i 71 imputati che hanno chiesto il rito abbreviato – che prevede il giudizio allo stato degli atti, con la riduzione di un terzo dell’eventuale pena – ci sono infatti quasi tutti i capi del sodalizio, come Nicolino Sarcone o Alfonso Diletto, al 41bis, c’è Nicolino Grande Aracri, ritenuto il leader della Cosca, che nel procedimento emiliano non risponde però del reato associativo. Ci saranno inoltre i politici accusati di essere concorrenti esterni, come il reggiano Giuseppe Pagliani, il parmigiano Giovanni Paolo Bernini, o la consulente fiscale bolognese Roberta Tattini. Sempre il Gup si pronuncerà inoltre su 19 accordi di patteggiamenti attorno ai due anni.

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