Aemilia. Potrebbe esserci il “pentito”

Bologna  16 feb.- Giuseppe ‘Pino’ Giglio, uno dei principali imputati del processo di ‘ndrangheta ‘Aemilia’, ritenuto dalla Dda di Bologna un ‘organizzatore’ dell’attività di associazione, potrebbe decidere di mettersi a disposizione degli inquirenti per collaborare. Nei confronti dell’imprenditore, che risiede a Montecchio Emilia e che da oltre un anno è al 41 bis, è stato attivato un dispositivo di protezione di alto livello.

A darne notizia sono le pagine bolognesi di Repubblica e la Gazzetta di Reggio.

Nella requisitoria del processo in rito abbreviato in corso i pm Beatrice Ronchi e Marco Mescolini hanno chiesto per Giglio 20 anni, contestandogli 30 capi di imputazione. Secondo quanto si apprende i suoi familiari non avrebbero intenzione di accettare il programma di protezione. “La Procura non ha niente da dire”, ha risposto il procuratore aggiunto di Bologna Valter Giovannini, delegato ai rapporti con la stampa, interpellato sulla notizia.

Il ruolo di organizzatore di Giglio, secondo la Dda, è relativo a fatturazioni per operazioni inesistenti e alla gestione di numerosi appalti. Avrebbe mantenuto rapporti con la cosca Grande Aracri di Cutro e indirettamente con il capo della consorteria, Nicolino Grande Aracri. Dopo l’arresto di fine gennaio 2015, lo scorso 15 gennaio è stato destinatario di una nuova misura di custodia cautelare in carcere, per trasferimento fraudolento di beni e intestazione fittizia. L’ordinanza ha colpito anche il fratello, Giulio e il padre, Francesco, per cui sono scattati i domiciliari. Il legale di Giuseppe Giglio, l’avvocato Fausto Bruzzese che lo difende insieme al collega Filippo Giunchedi, verosimilmente rinuncerà al mandato. (ANSA)

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