Addio a Umberto Eco. L’allieva Cosenza: “Sapeva parlare a tutti”

Bologna 20 feb.- Fondò il Dams e Scienze della Comunicazione all’università di Bologna. Intervistò Adorno in tv, scrisse romanzi memorabili come “Il nome della rosa” e “Il pendolo di Foucault”. Sedusse migliaia di studenti col testo “Apocalittici e integrati” e, negli ultimi anni, venne descritto come uno che fustigava internet. Ma era un abbaglio come ha spiegato ai nostri microfoni Giovanna Cosenza, semiologa e allieva di Umberto Eco che ora è preside del corso di laurea in Scienze della Comunicazione: ” io mi arrabbiavo quando lo descrivevano come un apolittico, lui se ne fregava e diceva che non capivano niente e che erano dei coglioni”.

Umberto Eco si è spento nella sua casa a 84 anni. Era nato ad Alessandria nel 1932 e la sua città natale stamattina ha issato la bandiera del lutto. Ai funerali laici che si terranno martedì 23 febbraio nel castello Sforzesco di Milano ci sarà anche la toga dell’Alma Mater.

“Aveva la capacità di parlare a tutti, una capacità che ha affinato negli anni e questa è stata la cosa che ho sempre tentato di rubargli e che ammiravo tantissimo – ha raccontato Cosenza – la capacità di tradurre in parole semplici anche il concetto più astruso che presuppone una complessità di pensiero grandissima. Io lo metto tra i grandi divulgatori italiani”.

L’ultima avventura del professore che dal 2008 era emerito all’ateneo bolognese e presidente della Scuola Superiore di Studi Umanistici dell’Università di Bologna, è stata la fondazione della casa editrice La nave di Teseo con Elisabetta Sgarbi dopo aver lasciato Bompiani e aver criticato aspramente la nascita di “Mondazzoli” (nomignolo che aveva proprio ideato lui), l’unione tra Mondadori e Rizzoli.

La casa editrice lo ricorda su twitter questa mattina facendo vedere la copertina dell’ultimo libro cui stava lavorando, fino all’ultimo.

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Per Bologna Umberto Eco era una figura fondamentale. Aveva iniziato ad insegnare all’università nel 1961 come libero docente, fu ordinario nel 1975.  Aveva ricevuto il Sigillum Magnum dal rettore Ivano Dionigi che l’ha ricordato così: “Tra le mille cose da dire, una su tutte: la sua generosità verso gli studenti e la sua fedeltà all’Alma Mater. Tutte le volte che essa lo chiamava, lui rispondeva, lui c’era. Per me è stato un grande onore e un grande piacere dell’intelligenza averlo potuto incontrare e accompagnare a Bologna, a Pesaro e altrove. Oggi ci sentiamo tutti orfani”.  “Ci mancherai, mancherai a Bologna, ci mancherà il tuo ingegno, il tuo spirito, la tua libertà di pensiero, addio Umberto”, è stato il messaggio del sindaco Virgino Merola.

Umberto eco assemblea 77

Assemblea d’ateneo a Bologna, foto tratta dall’album I ragazzi del 77 di Enrico Scuro

 

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