Acqua e rifiuti pubblici. In Emilia-Romagna una proposta di legge per “smontare” Hera e Iren

Bologna, 4 giu. – Favorire “la ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico e della raccolta dei rifiuti” e rafforzare “i meccanismi partecipativi degli Enti locali”. Questo lo spirito della proposta di legge che il Coordinamento dei comitati per l’acqua e la Rete rifiuti zero vorrebbero vedere approvata dalla Regione Emilia-Romagna. L’obiettivo della proposta, che e’ stata inviata ai consiglieri regionali e ha incassato l’appoggio del consigliere de L’altra Emilia-Romagna, Piergiovanni Alleva, è “superare la situazione attuale, in cui Atersir (Agenzia territoriale dell’Emilia-Romagna per i servizi idrici e rifiuti, ndr)- spiega in conferenza stampa in Comune a Bologna Corrado Oddi del Coordinamento regionale dei comitati per l’acqua- favorisce l’affidamento a grandi multiutility come Hera e Iren, sostituendola con Enti regolatori piu’ piccoli, che coprano aree dai confini non superiori a quelli delle attuali province”. Ovviamente, dal momento che solo una norma nazionale puo’ stabilire la ripubblicizzazione dei servizi, la legge regionale, prosegue Oddi, “dovra’ favorire questo processo, istituendo un Fondo regionale per la ripubblicizzazione e uno di garanzia per il subentro di aziende in house al momento della scadenza delle concessioni”. Oltre a questo, i comitati auspicano “un maggior potere decisionale degli Enti locali e dei cittadini”, e la costruzione di “un bilancio idrico partecipativo”. Il tutto per invertire la tendenza che vede “poche grandi multiutility, come Hera, che dal 2010 al 2016 ha prodotto 1.150.000.000 di euro di utili, di cui quasi 900 di dividendi, e Iren, che nello stesso periodo ha avuto utili per 650 milioni, di cui 530 di dividendi, gestire il servizio”, arrivando a “‘catturare’, come ha rilevato l’Anac nel caso di Hera, il controllore, vale a dire Atersir”.

Due le strade che i comitati percorreranno per far approvare la legge. La prima, spiega Oddi, e’ quella che passa per “una serie di incontri con i vari gruppi presenti in Assemblea legislativa”. Al momento, ma la proposta e’ stata spedita ai consiglieri solo da pochi giorni, solo Alleva ha risposto, dicendosi “molto favorevole all’impostazione data alla proposta di legge”, e aggingendo che ora “tocca a noi consiglieri dare seguito alle richieste dei cittadini e all’esito del referendum del 2011, che prevedeva la gestione pubblica di questi ‘beni comuni’ ma che e’ stato ampiamente disatteso”. Al di là di Alleva che ha ufficialmente appoggiato la proposta, si dicono favorevole e pronti a discutere i due consiglieri di Sinistra italiana, mentre stanno valutando la questione i grillini. L’altra possibilita’, fa sapere Natale Belosi della Rete rifiuti zero, e’ quella di “un’alleanza tra Comuni che, messi insieme, rappresentino piu’ di 50.000 abitanti, per presentare la nostra come una proposta di legge di iniziativa popolare”. Sul punto, Belosi afferma di “aver gia’ parlato con alcuni Comuni, anche abbastanza grandi, raccogliendo impressioni favorevoli”, anche se preferisce non fare nomi perche’ “e’ giusto che siano i Comuni stessi a dire pubblicamente se intendono appoggiare la nostra proposta oppure no”. In ogni caso, conclude l’esponente della Rete rifiuti zero, e’ “assolutamente necessario un cambio di passo per far si’ che sia rispettato l’esito del referendum e che siano applicati correttamente i principi della legge regionale del 2015 sull’economia circolare: non e’ piu’ accettabile che ci vogliano cinque o sei anni, come e’ accaduto a Forli’, per dare a una nuova societa’ pubblica la possibilita’ di gestire il ciclo dei rifiuti”.

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