A Place to Bury Strangers: “Non abbiamo paura dei limiti”

dionlunadon

20 apr. – Quattro album, svariati ep, la fama di essere “la band più rumorosa del mondo”: questo è il biglietto da visita degli A Place to Bury Strangers, protagonisti venerdì scorso di un Murato quasi sold out al Locomotiv Club. Dei tre membri, il fondatore Oliver Ackerman, il batterista Robi Gonzalez e il bassista Dion Lunadon, quest’ultimo è arrivato nei nostri studi, per fare due chiacchiere con Maps. Ma, interrogato sul titolo del disco, la sua risposta è stata spiazzante: “Non esiste una parola come Transfixiation, l’abbiamo inventata noi”. Un indizio di intesa tra i tre che è stata provata sia dal live che dall’album: “Il disco è nato dai noi tre insieme: dopo due o tre anni di tour ci siamo messi in studio a suonare e abbiamo tratto i nuovi pezzi da jam session lunghissime, che sono durate anche sette ore”. Anche nelle tracce dell’album, pubblicato da poco dalla Dead Oceans, si percepisce l’approccio dal vivo: d’altro canto, ci ha svelato il nostro ospite, “fare concerti è la cosa che preferisco”.

La chiacchierata ha cercato di sondare qual è il pensiero dei tre, e la risposta è arrivata precisa. “La gente ha paura di andare oltre, di superare i limiti: noi amiamo spingerci fino al confine, senza paura di dire ‘è troppo’. Non temiamo quella zona”, ci ha detto Dion, aggiungendo che l’ultima traccia di Transfixiation, “X”, è un esempio perfetto di cosa è la band oggi: “Quel pezzo arriva direttamente da una di quelle jam di cui parlavo prima. Abbiamo costruito la canzone mentre suonavamo, abbiamo capito quando era finita e abbiamo anche provato a registrarla nuovamente, ma non era la stessa cosa.” Insomma, la dimensione live è fondante: possiamo dirvi che al Locomotiv la band è stata un vortice di suoni: quella di venerdì era l’unica data italiana per ora, ma la band sarà anche allo Zanne Festival di Catania (17 luglio) e a all’A Night Like This di Chiaverano (TO) (18 luglio).

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